Biciclette... in legno!

Un telaio in legno può garantire la stessa robustezza dell’acciaio e assorbire tutti i colpi dell’impatto  ruota/suolo  stradale  proprio come  la  fibra  di  carbonio,  regalando  così un’esperienza di guida lineare e tranquilla. E non trascurabile è l’aspetto etico. Avere  una  bici  in  legno  ci  farebbe  rispettare  di  più  l’ambiente  e  potremmo  avere un mezzo personalizzato, al pari di un abito sartoriale.
 

Bici in legno, SplinterBike.
Esistono bici realizzate al 100% con legno, senza viti, bulloni o scheletri in metallo. È il caso della SplinterBike Quantum, presentata nell’estate 2012. Per la sua realizzazione, la bici 100% legno ha richiesto 1.600 ore di progettazione, prototipazione,
costruzione e collaudo. La bici in questione è costituita da 88 componenti in legno. La particolarità delle SplinterBike sta nel fatto che non utilizzano giunzioni metalliche ma solo legno e colla.
 

Bici in legno, Masterworks.
Si tratta di biciclette in legno dal design “classico“. Sono realizzate a mano in modo da garantire un ottimo rapporto di velocità. Le bici Masteworks possono contare sull’artigianato più attento e preciso. Si propongono in una grande varietà di specie di legno: noce, acero, ciliegio… Ogni  componente  è  intagliato  a  mano  con  accuratezza. Quando si vuole acquistare una bici in legno bisogna essere pronti a delapidare una piccola fortuna, soprattutto quando ci si affida all’artigianato.

 

 

Si parla sempre di “pezzi unici“. I modelli performanti ed economici costano circa 1.500 euro ma si superano anche i 5.000 euro. Basterà pensare alla bici in legno di frassino Axalko, pesa solo 6,5 kg è fatta a mano, su misura del cliente e costa 4.200 euro. Soluzioni più economiche arrivano dalle biciclette in bambù. In questa direzione, un ottimo modello è la Bambooclycle, costa circa 600 euro, pesa meno di 8 chilogrammi e garantisce ottime performance.Anche noi italiani non siamo stati da meno. Ed ecco la bici ecologica e “sartoriale” made in Italy. La WooBi. E questa bicicletta personalizzabile lo è in tutto, a partire dalla scelta del legno fino ai colori di ruote, sella e manopole (quest’ultime della Brooks). Il legno, tra l’altro — che sia acero o tek, palissandro o zebrano, tutti trattati con olii vegetali — essendo vivo, cambia. Basta lasciare la bici al sole, guidarla in mezzo alla pioggia, semplicemente viverla e usarla. Non è solo ecologica perché  è  di  legno  ma  anche  per  quanto  riguarda  la  trasmissione, che non è a catena e quindi non necessita di olî e grassi. Ha invece una cinghia dentata con l’anima in carbonio che quindi non ha bisogno di lubrificazione né di manutenzione, e non sporca i pantaloni.







Missione Mars One - un italiano su Marte

UN ITALIANO DI CONEGLIANO SU MARTE

Mars One è un progetto proposto e guidato dall’olandese Bas Lansdorpche ha lo scopo di stabilire una colonia permanente su Marte. Il piano prevede di inviare nell’orbita di Marte un satellite artificiale per le telecomunicazioni nel 2016 e, dopo alcuni altri passaggi intermedi, dovrebbe inviare esseri umani per stabilire una colonia permanente nel 2025. Un nuovo gruppo di astronauti arriverà ogni due anni e per essi sarebbe un viaggio di sola andata, senza più ritorno alla Terra.

VOGLIO conquistare la vetta di Marte. La montagna più alta dell’intero sistema solare...”. Pietro Aliprandi, venticinquenne di Conegliano Veneto con la passione per lo spazio e la montagna, potrebbe anche farcela: è a un passo dall’essere catapultato nello spazio. Unico italiano a imporsi sui 200mila candidati del progetto “Mars One”, fra i100 potenziali astronauti che potrebbero essere i primi umani a volare su Marte.

Racconta in un’intervista a La Repubblica “Dovrò superare un’altra prova che ridurrà il numero dei partecipanti a ventiquattro, dodici uomini e dodici donne “ spiega. Mars One è un po’ esplorazione scientifica un po’ reality show, una missione di sola andata, per colonizzare Marte sotto gli occhi delle telecamere. L’idea, dell’imprenditore olandese Bas Lansdrop, è meno strampalata di quel che sembra: tanto che nel team c’è anche il Nobel per la fisica Gerard’t Hooft. Insieme hanno ideato la missione e questo concorsone globale mirato a trovare 24 giovani pronti ad investire 10 anni in un training durissimo che potrebbe concretizzarsi solo nel 2025. Ma anche in un reality, lucroso escamotage per trovare sponsor (si parla già di Lockheed e Surrey Satellite Technology) e racimolare 6 miliardi di euro necessari a finanziare il progetto di sola andata. Per ora infatti non è previsto un ritorno sulla terra ma un insediamento su Marte definitivo.
Dagli  iniziali  202.586  candidati,  solo  100  aspiranti sono stati selezionati per passare al turnosuccessivo del processo di Mars One Selection Astronaut. 50 uomini e 50 donne. Questi candidati ora sono un passo più vicino per diventare i primi esseri umani su Marte. Sono stati personalmente intervistati da Norbert Kraft MD Chief Medical Officer. Durante le interviste i candidati hanno avuto la possibilità di mostrare la loro comprensione dei rischi connessi, lo spirito di squadra e la loro motivazione a far parte di questa spedizione consapevoli di quanto cambierà la loro vita.  “Siamo rimasti colpiti dal numero di candidati forti e capaci che hanno partecipato all’intervista, che ha reso la scelta molto difficile”, ha detto il dottor Norbert Kraft.
I candidati provengono da tutto il mondo, vale a dire 39 dalle Americhe, 31 dall’Europa, 16 dall’Asia, 7 dall’Africa, e 7 dall’Oceania. Ma Quali sfide dovranno affrontare ulteriormente  questi  candidati?  I  successivi  turni  di  selezione si concentreranno sulla composizione di squadre che dovranno sopportare tutti i disagi di un insediamento permanente su Marte. Verrà creata una simulazione di come sarà la vita su Marte e avranno la possibilità di dimostrare la loro idoneità a lavorare in una squadra. “Se anche fossi uno dei migliori candidati singoli ciò non ti rende automaticamente il più grande giocatore della squadra, quindi non vedo l’ora di vedere come i candidati progrediranno e lavoreranno insieme nelle prossime sfide.”, Ha dichiarato il dottor Norbert Kraft. I candidati che non sono stati selezionati per continuare avranno la possibilità di riprovare in un nuovo ciclo di applicazione che si aprirà nel 2015 al fine di formare nuovi candidati che potranno sostituire squadre eliminate e unirsi a equipaggi di coloni che lasceranno la Terra per vivere su Marte. (I moduli abitativi dove dovrebbero vivere i coloni).
Prima dell’arrivo degli umani – secondo la tabella di marcia – una serie di robot preparerà i moduli  abitativi  dei  coloni,  strutture  gonfiabili di 50 metri quadrati, una per ogni partecipante alla missione. Poi arriveranno gli inquilini e comincerà la vita quotidiana: manutenzione, coltivazione e ricerca scientifica saranno le attività principali. Ma anche palestra, lettura e… riproduzione. “Durante l’addestramento – racconta Pietro  al  settimanale  Wired  –  saremo  divisi  in piccoli gruppi da quattro persone, due uomini e due donne, costruiti a tavolino dagli esperti di Mars One per massimizzare la possibilità di accoppiamento”.







La bicicletta nello zaino

Startup incubata dal Politecnico di Torino, l’ideatore è un ingegnere di 31 anni. Realizzata in alluminio, peserà meno di dieci chili e sarà in commercio a fine anno.

E' italiana la prima bicicletta senza raggi che si ripiega in uno zaino. E’ realizzata in alluminio e, quando sarà in commercio, entro fine 2015, peserà sotto i dieci chili. L’invenzione  è  di  Gianluca  Sada,  ingegnere trentunenne che ha realizzato il primo prototipo di bicicletta che passa dalle dimensioni di un comune ombrello a quelle di una normale bici da strada con ruote da ben 26 pollici.


L’invenzione di Sada conferma la propensione degli inventori italiani per le due ruote: sia nel campo dei motori elettrici - con il motore che si applica ai pedali e quelle alimentate dal motore della lavatrice - che in quello della sicurezza dove sono stati creati l’allarme collegato allo smartphone, il cavo di ricarica che si trasforma in lucchetto e il lucchetto integrato nel telaio.

 

 

 


Il meccanismo di Sada semplice e veloce in pochi secondi permette di inforcare la bici o riporla in uno zaino di dimensioni comuni. Le ruote, grazie a un particolare design brevettato, non necessitano dei raggi, riducendo ulteriormente l’ingombro e mantenendo al contempo un diametro di tutto rispetto che permette di coprire agevolmente anche lunghe distanze. Grazie alla collaborazione con le Fonderie e Officine Meccaniche Tonno e con l’Incubatore Imprese innovative del Politecnico di Torino, la Sadabike è oggi una start-up innovativa.







I flop dei famosi

Così dissero a Clark Gable perché aveva le orecchie a sventola. A Marilyn Monroe suggerirono di fare la segretaria. Il ministro PadoaSchioppa fu bocciato in economia. Il pilota Fisichella ha dovuto rifare l’esame per la patente. Piccola storia di bocciature clamorose.

Secondo uno studio 2006 dell’Università di Cambridge, i cui risultati sono stati pubblicati nel Cambridge Handbook of Expertise and Expert Performance, geni si diventa e non solo si nasce. La genialità va coltivata: dedizione, impegno, studio quotidiano sono la migliore palestra per la mente. Un consiglio che non sembra ampiamente seguito dagli studenti italiani. Secondo i dati diffusi dal MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca), riguardanti lo scorso anno scolastico, la percentuale di non promossi è del 15,2% negli Istituti professionali, seguono gli Istituti tecnici con l’11,5% e i Licei con il 4,8%. Gli studenti con giudizio sospeso sono però il 25%. La storia anche recente è ricca di bocciature eccellenti, non solo a scuola: scrittori che si sono visti respingere libri che poi hanno venduto milioni di copie, attori e musicisti a cui era stato suggerito di cambiare mestiere. Geni nel campo dell’arte incompresi al loro tempo, poi rivalutati in epoche successive e grandi scienziati che ebbero percorsi scolastici non proprio brillanti. In alcuni casi oggi si ritiene che lo scarso rendimento negli studi possa essere dovuto a dislessia, uno dei problemi specifici dell’apprendimento che si manifesta nella difficoltà a leggere e a scrivere. Una disabilità che non può essere certo ricondotta al quoziente d’intelligenza: si pensa che fossero dislessici Leonardo da Vinci, Isaac Newton, Alexander Graham bell, Albert Einstein, Churchill, Walt Disney, per citarne alcuni.
 

Michael Caine
Il preside della scuola dove studiava (che lasciò a 18 anni) gli disse che per tutta la vita sarebbe stato un bracciante, uno scaricatore, insomma un uomo di fatica. Secondo lui non poteva aspirare ad altro.
 

Sidney Poitier
Al suo primo provino il direttore del casting gli suggerì:“Perché non smetti di far perdere tempo alla gente… cerca di diventare un lavapiatti o qualcosa di simile”. L’attore ha vinto l’Oscar nel 1963 e un Oscar alla carriera nel 2001.
 

Fred Astaire (1899 – 1987)
Nota di un direttore della Mgm del 1933 a un provino: “Non sa recitare, non sa cantare, sa ballare un po’”…
 

Marilyn Monroe (1926 – 1962)
La direttrice dell’agenzia di modelle Blue Book, Emmeline Snively nel 1944 consiglia a Norma Jeane Mortensen, aspirante modella, di imparare il lavoro di segreteria o di scegliersi un buon partito. Le suggerisce anche di schiarirsi i capelli. Presa in parola.
 

Topolino
Mickey Mouse esce in anteprima al Colony  Theater  di  New  York  nel  1928  e  fu subito un successo. Ma Louis B. Mayer, capo della più celebre casa di produzione hollywoodiana, la Metro Goldwin Mayer, decise di non mettere sotto contratto  Walt  Disney  perché  trovava orribile l’idea di un cartone animato con un topo per protagonista: avrebbe spaventato la gente.
 

Clark Gable (1901 – 1960)
“Guarda che orecchie enormi: sembra un pipistrello. Lasciamo perdere…”. Questa l’opinione di Irving Thalberg, produttore cinematografico prima per la Universal Studios poi per la Metro Goldwin Mayer, a un provino di Clark Gable, nel 1930. L’attore diventerà un sex symbol dell’epoca, vincendo l’Oscar per il film Accade una notte (1934) di Frank Capra. E soprattutto sarà il protagonista della pellicola più famosa della storia del cinema, che fino a oggi ha incassato di più a livello mondiale: Via col vento (1939), vincitrice di 10 premi Oscar nel 1940. Nota: il ruolo di Rhett Butler, interpretato da Clark Gable, era stato offerto a Gary Cooper che rifiutò. All’attore si attribuiscono le seguenti frasi “Via col vento sarà il più grande flop della storia di Hollywood”. “Sono contento che sarà Clark Gable a perdere la faccia e non Gary Cooper”.
 

Tommaso Padoa-Schioppa
Il ministro dell’economia Tommaso Padoa-Schioppa ha confessato lo scorso febbraio di essere stato bocciato all’esame di Economia 1, quando era studente alla Bocconi di Milano.
 

Winston Churchill (1874 – 1965)
Con l’iscrizione alla St.George School di Ascot ha inizio il suo calvario scolastico. Pessimi voti soprattutto in matematica, latino, greco, francese. Venne accettato a 14 anni al collegio di Harrow solo perché figlio di un ex ministro. Il padre Lord Randolph disse che il figlio aveva “una scarsa disposizione all’intelligenza, alla cultura e a ogni capacità di studio organizzato”. E al Royal Military College di Sandhurst venne respinto per due volte.
 

Giancarlo Fisichella
A 18 anni il pilota di Formula 1 venne bocciato all’esame di teoria per la patente di guida (patente che nel 2005 gli è pure stata ritirata per eccesso di velocità: andava a 150 km/h su una strada con limite di 60).
 

Thomas Alva Edison (1847 – 1931)
Gli insegnati di Thomas Edison, l’inventore della lampadina e del fonografo, dissero che era troppo stupido per imparare qualcosa: dopo solo tre mesi di scuola primaria, intrapresa a 7 anni, lasciò gli studi. Uomo d’affari e inventore, ha collezionato 1093 brevetti in vari Paesi del mondo.
 

Il codice Da Vinci di Dan Brown
All’editore Fazi lo scrittore americano Gore Vidal (in Italia pubblicato dall’editore romano) suggerisce un autore pressoché sconosciuto: Dan Brown. Fazi decise di non farne nulla. Erano giusto sei mesi prima che Dan Brown uscisse negli Stati Uniti. The Da Vinci Code pubblicato a marzo 2003 da Doubleday, è stato tradotto in oltre 40 lingue e a fine 2006 aveva venduto 40 milioni di copie.
 

Albert Einstein (1879 – 1955)
I suoi genitori temevano che fosse anormale a causa dei suoi disturbi del linguaggio che gli impedirono dii parlare speditamente fino a nove anni; i suoi professori lo consideravano uno studente indisciplinato e svogliato tanto che furono felici quando abbandonò il ginnasio nel 1894.
Fu bocciato all’esame di ammissione al Politecnico federale di Zurigo, ma il genio per antonomasia in realtà non fu respinto in matematica come comunemente si dice: era carente nelle materie letterarie. Anzi, il professore di fisica Heinrich F. Weber si accorse che la preparazione di Einstein in matematica e fisica era superiore alla media. Così Einstein frequentò la scuola di Aarau e, conseguito il diploma, fu ammesso al Politecnico.
 

 

J.K. Rowling e la saga di Harry Potter
325 milioni i libri della serie venduti finora dal suo esordio nel  1997  (è  il  terzo  libro  in  classifica  in  assoluto  dopo  la Bibbia 2,5 miliardi e il Libro Rosso di Mao, 800 milioni). E pensare che il manoscritto del primo libro Harry Potter e la pietra filosofale è stato respinto da 3 importanti editori.
Nel 1997 l’inglese Bloomsbury accetterà di pubblicarlo: ma la prima tiratura sarà meno di 5000 copie.
 

Charles Baudelaire (1821 – 1867)
Lo scrittore francese Émile Zola (1840 – 1867) nel 1867 in occasione della morte del poeta Charles Baudelaire disse: “Baudelaire? Fra 100 anni sarà considerato, in letteratura, una semplice curiosità”. L’opera più nota di Baudelaire, I fiori del male, è ritenuta l’origine della poesia moderna.
 

Van Gogh (1853 – 1890)
Una produzione di circa 2000 tra quadri, disegni e schizzi che si concentrano negli ultimi 10 anni. Ma in vita riuscì a vendere poco più di un quadro. Nel 1987 i girasoli sono stati acquistati per 40 milioni di dollari; gli Iris per 70 miliardi di lire: il dipinto più costoso venduto fino ad allora, superato nel 1980 da un’altra sua opera, il ritratto del dottor Gachet, che se la aggiudicò da un giapponese per 82,5 milioni di dollari.
 

Beatles
Secondo il direttore artistico della Decca Records, la casa discografica  britannica  fondata  nel  1929  e  divenuta  nel volgere di pochi anni la seconda a livello mondiale, quei quattro ragazzi di Liverpool non avrebbero mai potuto avuto successo, usavano la chitarra elettrica e “come tutte le band che la usano non hanno successo”. “Non ci piace il loro sound, e la chitarra non interessa più a nessuno”. Era il 1962 e il profetico direttore artistico decise di non stipulare alcun contratto di registrazione con loro. Ancora a 25 anni dallo scioglimento del gruppo, il 1° volume dell’ Anthology ha realizzato 12 milioni di copie vendute.
 

Rolling Stones
Nel 1963 quando durante un’audizione il produttore Andrew Loog Oldham (divenuto poi il primo manager del gruppo) disse che la band funzionava, ma che bisognava liberarsi del cantante con i labbroni. Bocciava Mick Jagger, il quale del suo stesso gruppo nel 1964 pensava che non sarebbe durato più di due anni. Infatti… i Rolling Stones dal 1962, anno del loro debutto al Marquee di Londra, non si sono ancora sciolti. Interessi economici, certo, nel 2006 con un incasso di 138,5 milioni di dollari sono stati i musicisti più ricchi dell’anno.
 

 

Elvis Presley (1935 – 1977)
Nel 1954 Jim Denny, manager del Grand Ole Opry Artists Service di Nashville, scoraggiò Elvis Presley dal proseguire nella musica: “Stammi a sentire, ragazzo, non andrai da nessuna parte. Dovresti rimetterti a guidare camion”. Nel 1977, anno in cui morì, si calcola che Elvis avesse venduto oltre 150 milioni di dischi, altrettanti dopo la sua morte. È il terzo in classifica tra gli artisti che hanno venduto di più nella storia secondo la LFPI, la Federazione internazionale dell’industria fonografica, che raggruppa circa 1400 case discografiche (i primi, con 400 milioni, sonoo i Beatles).
 

 

Johann Sebastian Bach (1685 – 1750)
Anche il grande compositore non è stato risparmiato dalle bocciature. “Le composizioni di Johann Sebastian Bach sono totalmente prive di bellezza, di armonia e, soprattutto di chiarezza”, così il compositore e teorico del Barocco Johann Adolph Scheibe affermava nel 1737 in Der Critische Musikus.







Scarti alimentari

TRASFORMATI IN CREME O SCARPE...

Ecco le nuove frontiere dei bioprodotti. Vale 20 miliardi il mercato  degli  scarti  alimentari  in Europa. E raddoppierà. Scarpe e divani fatti con le mele. O meglio, con quello che resta delle mele.

E' il segreto dei «bioprodotti». È il tesoro nascosto dell’Italia: quello degli scarti agroalimentari,  delle  deiezioni  animali  e  dei  sottoprodotti agricoli che possono essere trasformati appunto «bioprodotti». Ogni anno se ne producono 160 milioni di tonnellate che devono essere  sfruttati  adeguatamente.  Dagli  scarti industriali della mela — una volta solo utilizzati per alimentare gli impianti a biogas — ora si comincia a produrre la «cartamela» per fazzolettini di carta e rotoli da cucina e la «pellemela» per le calzature e i rivestimenti di divani.
 

Un mercato da 20 miliardi di euro
È il quadro tracciato durante BioEnergy Italy, il salone delle tecnologie per le energie rinnovabili svoltosi a febbraio presso CremonaFiere. Quello dei bioprodotti è un mercato che a livello europeo vale già 20 miliardi di euro e che in 16 anni raddoppierà a 40 miliardi, occupando circa 93 mila
addetti. Ed è in aumento anche la domanda di materie prime agricole per lo sviluppo di bioprodotti, come dimostra la  riconversione  dell’ex  petrolchimico  di  Porto  Torres  in Sardegna che consentirà, una volta completati gli impianti, di produrre 350 mila tonnellate di prodotti chimici biologici all’anno partendo dalle coltivazioni locali. È  la  cosiddetta  chimica  verde,  cioè  quella  che  si  occupa della  trasformazione  di  risorse  biologiche  rinnovabili  e rifiuti  biodegradabili  in  prodotti  a  valore  aggiunto  come alimenti, mangimi, bioenergie, intermedi chimici e bioprodotti. I bioprodotti possono essere bioplastiche, biolubrificanti, tensioattivi vegetali, biosolventi, tutti materiali che vengono usati quotidianamente, e che nascono da una grande varietà di scarti alimentari e sottoprodotti agricoli come deiezioni animali (130 milioni di tonnellate ogni anno in Italia), frazioni organiche di rifiuti urbani (10 milioni di tonnellate),  residui  colturali  (8,5  milioni  di  tonnellate), scarti  agro-industriali  (5  milioni  di  tonnellate),  fanghi  di depurazione (3,5 milioni di tonnellate), scarti di macellazione (1 milione di tonnellate). Dagli scarti si possono creare anche gli imballaggi (il Polypla di origine vegetale al posto del polistirolo), o i contenitori in bioplastica (flaconi, vaseti, tubetti) per la cosmesi.

La cosmesi
Tra i residui agricoli si trovano sostanze come siero di latte, licopeni dalle bucce di pomodoro, polifenoli dalla sansa di olive, che hanno un elevato valore nutrizionale e salutistico e possono fornire basi naturali per la cosmesi. Un’altra fonte di molecole ad alto valore aggiunto sono le microalghe. Ad oggi sono diverse le aziende italiane impegnate nell’estrazione di queste sostanze dalle biomasse vegetali e nella formulazione di biocosmetici. Si possono ottenerediversi prodotti cosmetici, tra cui latte detergente, tonico, creme per viso e corpo, per i massaggi e per la detergenza, compresi i capelli.

 

 

 

Due miliardi di investimenti
In  Europa,  secondo  quanto  emerso  durante  il  BioEnergy Italy,  è  previsto  un  investimento  nell’innovazione  per  la bioeconomia di 2 miliardi di euro nei prossimi 7 anni. LaGermania, ad esempio, ha stanziato un budget di 2,4 miliardi di euro in 5 anni e altri programmi stanno partendo in  Svezia,  Belgio,  Norvegia  e  Danimarca.  Negli  Stati  Uniti sono state varate dal 2002 diverse leggi a sostegno dei bioprodotti derivati dall’agricoltura e l’amministrazione Obama ha lanciato di recente un nuovo «National Bioeconomy Blueprint» che traccia gli indirizzi strategici per i prossimi anni con politiche di sostegno, come acquisti verdi pubblici e fondi per ricerca e sviluppo In Cina le biotecnologie sono considerate una delle 7 industrie strategiche emergenti







Paesi che non esistono

Sono 50 i paesi non riconosciuti dalle Nazioni Unite. Non appaiono nemmeno sulle carte geografiche, ma hanno una storia e anche chi ci abita.
di Francesca Grillo

 

Christiania, Transnistria, Moskitia. Vi sembrano nomi inventati? Non fatevi ingannare: tutti i luoghi segnati su questa cartina esistono davvero. Si tratta di alcuni dei paesi non ufficialmente riconosciuti, impossibili da trovare nelle carte geografiche ufficiali, ma popolati (alcuni) e attivi. Ne ha parlato Nick Middleton nel suo Atlante dei Paesi che non esistono (Rizzoli, 2015): ha censito 50 nazioni che non hanno confini e attendono ancora una legittima dichiarazione territoriale.


 CHE COS’È  UN PAESE?

«Una risposta apparentemente semplice può essere che tutti i paesi “veri” sono membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite», afferma Nick Middleton. «L’articolo 1 della Convenzione di Montevideo stabilisce 4 criteri essenziali per l’esistenza di uno stato: una popolazione permanente, un territorio definito, un governo esclusivo e la capacità di intrattenere rapporti con altri stati». In questo atlante, quindi, »sono inclusi i non-paesi che non sono riusciti ad aggiudicarsi un posto all’Assemblea Generale dell’Onu e non godono di riconoscimento internazionale, ma posseggono caratteristiche importanti per definirsi paesi a tutti gli effetti: una bandiera, una forma di governo e la rivendicazione di un territorio, oltre a intenzioni molto serie».

 

1 – Lakota
Nel 1868 sembrava fatta: gli indiani Lakota Sioux avevano ottenuto l’indipendenza dagli Stati Uniti. Pochi anni dopo, però, sono state trovate miniere d’oro nel territorio (tra il Nord e il Sud Dakota, Usa) e l’accordo è stato stracciato. A metà del Novecento è stato offerto alla popolazione un indennizzo di mezzo miliardo di dollari. Ma i Sioux hanno rifiutato. Nel 2007 hanno proclamato la Repubblica indipendente di Lakota, ma la vicenda è ancora aperta.
 

2 – Moskitia
Nel 2009 il consiglio degli anziani ha dichiarato questa terra situata sulla costa orientale del Nicaragua indipendente, ha convinto i suoi 150mila abitanti a non pagare più le tasse al governo centrale e ha addirittura composto un esercito con 200 indigeni.


3 – Redonda
Scoperta da Cristoforo Colombo, l’isola nell’arcipelago delle Antille è stata sfruttata dalla Gran Bretagna che ne ha ricavato grandi quantità di guano ricco di fosfati. Nel corso degli anni è stata governata da diversi re. Ora sono 9 i pretendenti al trono, ma Redonda risulta disabitata.


4 – Pontinha
Isolotto di 178 m2 a nord delle Isole Canarie, 4 abitanti, capitale Fort of San José. Sulle rotte di esploratori e mercanti, fu la roccaforte dei Cavalieri Templari. Nel 2010 vi è stato rinvenuto uno scrigno con un chiodo, 3 scheletri e 3 spade.
Alle soglie del piccolo insediamento, un cartello dice: “I visitatori sono i benvenuti (a loro rischio e pericolo)”.


5 – Isola di Man
Si trova nel mare d’Irlanda, tra Irlanda del Nord e Inghilterra, ha un’area di 572 m2, ci vivono 85mila persone e la capitale è Douglas. Abitata in origine dai Celti e poi dai Vichinghi, ora è in mano alla Corona inglese. Ha regime fiscale e regole autonome. Il Parlamento si riunisce in un edificio chiamato “torta nuziale”.


6 – Forvik
Residenza del marinaio inglese Stuart si trova nell’arcipelago delle Shetland nel Mare del Nord. Secondo Hill, l’isola è indipendente dal governo britannico ed è in attesa di essere ufficialmente riconosciuta.

 

7 – Seborga
È in Liguria, vicino a Imperia, e conta 300 abitanti. Principato del Sacro Romano Impero nel 1079, nel 1729 passa ai Savoia, ma non viene registrata in nessun documento. Nel 1995 Giorgio Carbone, presidente di una cooperativa agricola, con un referendum popolare viene nominato Sua Altezza Serenissima e governa fino alla morte avvenuta nel 2009.


8 – Christiania
Grande meno di 1 km2, è un quartiere di Copenaghen (Danimarca); ci vivono 850 persone, discendenti di una comunità hippy che negli anni Settanta vi s’insediò sfidando il governo danese.


9 – Transnistria
Situata tra Ucraina e Moldavia, ci vivono più di 500mila persone che parlano russo o rumeno. L’Unione Europea la definisce un buco nero dove prospera la delinquenza. Ha íl sostegno della Russia e vi sopravvive una forte cultura leninista: lo dimostra la statua di Lenin, che svetta davanti al parlamento di Tiraspol, la capitale.
 

10 – Akhzivland
II piccolo territorio (0,01 km2) sulla costa di Israele, vicino a Nahariya, è abitato da un uomo e dal fondatore del paese, Eli Avivi, che è anche il presidente del governo locale. È una meta di passaggio turistico: il suono delle onde viene considerato l’inno nazionale.


11 – Cabinda
A Cabinda, sulla costa sud dell’Angola (Africa), vive la comunità Malongo, formata da espatriati americani che utilizzano il sito come piattaforma petrolifera. I residenti non possono uscire dai confini della comunità: Cabinda è infatti circondata da campi minati, fili spinati ed è pattugliata da elicotteri armati del capitano Bonga-Bonga, che si oppone da anni allo sfruttamento della zona. Il popolo, infatti, non ricava nulla dall’estrazione dell’oro nero.


12 – Hutt River
Il paese, situato nell’Australia Occidentale a nord di Perth e abitato da 20 persone, fu fondato dall’agricoltore Leonard Casley nel 1970 in opposizione al governo che imponeva tasse onerose sulla produzione agricola. Casley si rifiutò di pagarle e proclamò la secessione. Dopo varie turbolenze, si venne a un compromesso: lo stato non fu riconosciuto dal governo australiano, ma accettato. E le tasse? Non essendo residenti in Australia, gli abitanti di Hutt River non le pagano.


13 – Murrawarri
I suoi 1.500 abitanti dicono che il territorio, situato nel Queensland (Australia), era parte del regno di Elisabetta Il d’Inghilterra, anche se nessun documento ne certifica il possesso. Poiché dalla regina, alla quale è stata avanzata una richiesta formale di riconoscimento, non è mai giunta risposta, nel 2013 hanno proclamato l’indipendenza.

 







L'orologio di legno di bricole

Originalità e tradizione: cosa c’è di più sorprendente di un orologio di legno? Un orologio di legno di... bricola!

Sì, proprio legno proveniente dai pali che nei canali di Venezia delimitano le zone navigabili e sostengono i segnali relativi alle vie d’acqua.
A realizzarli, nell’ambito di una collezione intitolata a San Marco, è un’azienda innovativa dal suggestivo nome “Ab Aeterno”, con sede a Laives (Bz), che dal 2012 produce orologi in legno “made  in  Italy”,  dotati  di  movimento  svizzero, combinando la bellezza della natura al design italiano.

L’azienda usa il legno per la sua leggerezza, resistenza ed eco-compatibilità,  ma  quello  recuperato  dalle  bricole  (in via di sostituzione) ha delle caratteristiche ancor più particolari: recuperato dopo una lunga permanenza in acqua, oltre  all’influenza  del  salmastro  presenta  dei  particolari
buchi formati dalla “teredine”, un mollusco marino che se ne nutre e lascia il segno del suo passaggio.

Tutti gli elementi estetici dell’orologio si richiamano alle tradizioni marinare di Venezia, dalla forma della cassa a quella delle lancette. Due per il momento i modelli presentati, Fenice, da donna, e Ducale, da uomo, entrambi dal peso di 50 grammi.

 







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