La chiesa di Santa Maria degli Scalzi a Venezia

La Chiesa di Santa Maria degli Scalzi a Venezia e i bombardamenti della Grande Guerra. Opera  di Baldassarre Longhena è situata nel sestiere di Cannaregio in prossimità della stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia.

La Chiesa di Santa Maria di Nazareth o degli scalzi deve la sua origine all’insediamento dei Carmelitani scalzi nella città lagunare. Fu  edificata  da Baldassarre Longhena  in un’unica navata,  con  due cappelle  laterali, ognuna  a  sua  volta  affiancata  da  due  cappelle minori. Dopo l’arco trionfale, l’aula si immette nel presbiterio, rialzato e dotato di una cupola. Nell’abside, si nota il coro dei frati. Venne consacrata nel 1705, ma subì un importante restauro fra il 1853 e il 1862 da parte del governo austriaco. Al suo interno l’11 febbraio 1723 venne tumulato Ferdinando II Gonzaga, quinto e ultimo principe di Castiglione.
Oggi è monumento nazionale. Al suo interno marmi colorati e sfarzosi corinzi danno una sensazione di opulenza e di meraviglia al visitatore.

Venezia soffrì più di tante altre città italiane il primo conflitto mondiale, essendo molto vicina al confine con l’impero austroungarico, nemico dell’Italia durante la guerra.
 
Nel corso del conflitto la città subì 42 incursioni aeree che provocarono 84 feriti, la morte di 52 civili, ingenti i danni al patrimonio artistico, alle abitazioni, alle industrie e agli edifici pubblici. Furono ripetutamente colpiti l’Arsenale, la stazione ferroviaria e la stessa piazza San Marco. I bombardamenti tenevano gli abitanti in uno stato di continua tensione. Inoltre, già prima dell’entrata dell’Italia nel conflitto (24 maggio 1915), la città aveva cominciato a sentire gli effetti devastanti dello stop dei traffici commerciali e delle attività turistiche.
 
I danni al patrimonio artistico della città furono calcolati in 22 milioni di lire; la perdita più grave fu costituita da un prezioso affresco del Tiepolo conservato nella chiesa degli Scalzi distrutto dal bombardamento del 24 ottobre del 1915: i resti dell’opera furono in seguito venduti a beneficio della Croce Rossa.
 
L’opera rappresentava il Trasporto della casa di Loreto, affrescato dal grande pittore Giambattista Tiepolo nel 1743…
Del soffitto rimasero soltanto i pennacchi che sorreggevano la volta e pochi altri frammenti, oggi conservati alle Gallerie dell’Accademia.
 
Fu nel tentativo di riparare a questo danno, che, nel periodo 1929-1933, Ettore Tito dipinse per la chiesa due opere: una tela di 100 metri quadrati, ed un affresco di 400 metri quadrati.







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