Perchè siamo più grassi dei nostri genitori

Uno studio rivela che a parità di dieta e movimento, negli anni ’80 si restava più magri.

 


Il valore energetico dei cibi viene comunemente espresso in Calorie. In realtà, la cosiddetta Caloria è una Chilocaloria ( = 1.000 calorie) ed indica tecnicamente la quantità di calore necessaria per aumentare di un grado centigrado la temperatura di 1 gr di acqua. La caloria è quindi una quantità di energia che verrà poi “usata” dalle cellule del nostro corpo per espletare le diverse funzioni.
Il valore energetico (e quindi calorico) dei cibi varia a seconda della loro composizione in macronutrienti (grassi, carboidrati e proteine). Infatti, mentre i grassi producono circa 9 calorie per ogni grammo, proteine e carboidrati producono circa 4 calorie per grammo. Quindi, possiamo risalire al valore energetico dei cibi se conosciamo la quantità di proteine, zuccheri e grassi presenti.

Alcuni alimenti sono considerati ad elevata densità calorica, cioè forniscono un’elevata quantità di calorie in rapporto al peso (ad esempio, burro e cioccolato e la maggior parte degli snack in commercio). Altri alimenti, quali carote, banane e lattuga, sono a bassa densità calorica. Questi ultimi contengono molta acqua: l’acqua (così come le fibre, le vitamine e i minerali) non influenza il contributo calorico dei cibi.
Il fabbisogno calorico di un individuo per mantenere stabile il peso dipende dall’età, dal sesso, dalla taglia, dallo stile di vita (soprattutto dalla quantità di attività fisica), dalla struttura corporea e da fattori ereditari. Nel caso si voglia aumentare o ridurre il peso corporeo, il fabbisogno calorico può essere modificato di conseguenza. A livello indicativo, esistono dei Livelli di Assunzione Giornalieri Raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana (LARN). I LARN indicano l’apporto quotidiano medio di nutrienti consigliato per le diverse fasce di età ad individui in buona salute.
Ogni individuo ha poi un proprio Metabolismo Basale (MB), che rappresenta il consumo di calorie (spesa energetica) per mantenere in vita l’organismo in stato di riposo. Infatti il metabolismo è l’insieme delle trasformazioni chimiche ed energetiche che avvengono continuamente nell’organismo. Il metabolismo basale dipende da diversi fattori soggettivi: età (è maggiore nelle fasi di crescita, diminuisce poi con l’età); sesso (è più alto nei maschi); massa muscolare (è maggiore negli individui più muscolosi); temperatura corporea; stato di nutrizione; gravidanza (aumenta nelle fasi finali della gestazione). E’ influenzato, inoltre, da fattori oggettivi quali: clima (aumenta con il freddo), pressione atmosferica.
Uno studio condotto all’Università di York e pubblicato sulla rivista Obesity Reserch Clinical Trial – condotto negli Usa su diverse migliaia di persone tra il 1971 e il 2008 – ha cercato di capire se il rapporto tra le calorie assunte, i nutrienti assunti (perché 100 calorie di una mela non sono la stessa cosa che 100 calorie di una merendina), lo sport praticato e il sovrappeso si sia modificato nel tempo. E ha scoperto di sì: una persona che aveva 20 anni negli anni ’80, mangiando esattamente come un 20enne di oggi e muovendosi altrettanto spesso, pesava meno. O meglio aveva un indice di massa corporea di 2,3 kg/m minore, era circa un 10% più magro. Che può sembrare assurdo. I ricercatori hanno cercato di dare delle motivazioni, che restano tuttavia solo delle ipotesi: la cosa potrebbe dipendere dal fatto che oggi siamo esposti a una maggior quantità di sostanze chimiche che sono state messe in relazione con l’aumento di peso. I pesticidi, le confezioni in plastica di alcuni cibi, i ritardanti di fiamma dei divani.
Ma assumiamo anche più farmaci: specie gli antidepressivi hanno subito un vero e proprio boom, ed è ben nota la loro interazione con l’accumulo di peso.
Qualche responsabilità ce l’avrebbe anche la flora intestinale, che sarebbe parecchio cambiata a seguito di un cambio di dieta generale che ci ha visto mangiare meno minestrone e più hamburger e prodotti di origine animale, ma soprattutto più dolcificanti artificiali che, ormai si sa, sono accusati di far ingrassare per diversi motivi (ad esempio avevamo già parlato del fatto che l’aspartame che ingeriamo con le bibite zero, o i chewing gum senza zucchero, viene accusato di far ingrassare perché massimizza l’assorbimento degli altri nutrienti: ma questo dettaglio non è buono per vendere, quanto il claim “zero calorie”).
Tutto questo ci fa pensare ai pregiudizi che ancora ci ostiniamo a dare per scontato, come l’idea, diffusissima, anche a livello inconscio e a tutte le latitudini, che una persona grassa sia una persona pigra, incapace di regolarsi, sciatta. Ci sono invece molte e ben note motivazioni sul perché una persona possa non riuscire a perdere peso, e sarebbe bene imparare che spesso non dipendono dalla sola forza di volontà. Tuttavia, certamente, come detto, l’attenzione all’alimentazione resta fondamentale per stare bene e in forma. Andrebbe spezzata una lancia anche a favore di chi si informa ed è cosciente dei rischi derivanti da un’alimentazione affrettata, dai cibi pronti e industriali. E a chi va anche oltre, ed è sensibile per esempio agli effetti della plastica in cucina: troppo spesso, ancora oggi, chi pone attenzione a ciò che mangia è considerato un “hipster”, un fissato, qualcuno che stupidamente segue una moda (ad esempio perché sceglie biologico o preferisce cereali integrali, o perché considera con attenzione il tipo di confezione del cibo che compra).
Infine, questa ricerca è anche un invito a guardare con più indulgenza agli adolescenti di oggi. Se ci sembrano più fragili e viziati di quel che eravamo noi, se ci sembrano troppo indulgenti con le paranoie tipiche della loro età, dovremmo considerare che il loro mondo è completamente diverso da quello in cui siamo cresciuti noi.







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