Fair play

IL GIOCO LEALE

Non si tratta di una regola scritta, bensì di un comportamento eticamente corretto da adottare nella pratica delle diverse discipline sportive. Fair play significa rispettare le regole e l’avversario, accettare e riconoscere i propri limiti, sapere che i risultati sportivi ottenuti sono correlati all’impegno profuso.

 

Tuttavia il concetto di fair play non si esaurisce nel semplice rispetto delle regole. Esso, infatti, promuove valori, tanto importanti nella vita quanto nello sport, come l’amicizia, il rispetto del prossimo e lo spirito di gruppo.
Il fair play insegna, in una società in cui il fine giustifica spesso il mezzo, a saper perdere e a considerare anche la sconfitta un insegnamento prezioso per la crescita “umana” e agonistica della persona. La sempre maggiore spettacolarizzazione della società moderna influenza anche il mondo dello sport. Dentro e fuori i campi da gioco l’estetica e la forma dominano spesso sulla sostanza. I corpi sono sempre più ossessionati dalla loro cura e manutenzione, dal loro miglioramento estetico e dalla loro efficienza. Neppure gli ambienti sportivi sono immuni da questa tendenza e l’allenamento spesso è centrato quasi esclusivamente sulla prestazione agonistica dell’atleta, trascurandone quella psicologica, mentale e relazionale altrettanto importanti per la crescita dello sportivo. La frequenza delle condotte dopanti e antisportive sono un triste esempio di questo trend.
Ancor prima di un modo di comportarsi, il fair play è un modo di pensare allo sport come un’occasione di partecipazione e di assunzione di responsabilità.

Il Fair Play è lotta all’inganno, alla violenza fisica e verbale, allo sfruttamento, all’eccessiva commercializzazione e alla corruzione. Lo sport praticato con fair play offre agli individui l’opportunità di conoscere meglio se stessi; di fissare e di raggiungere, attraverso la perseveranza e il sacrificio, gli obiettivi prefissati; di ottenere successi personali; di acquisire e migliorare le proprie capacità tecniche e dimostrare abilità; di interagire socialmente, divertirsi e raggiungere un buono stato di salute.

La lealtà nello sport - o fair play - è benefica per l’individuo, per le organizzazioni sportive e per la società nel suo complesso. Va ricordato, infatti, come gli atleti, in particolare quelli che praticano l’attività sportiva ai più alti livelli, rappresentino per molti giovani dei modelli di riferimento ed hanno dunque una grande responsabilità nei loro confronti. Loro per primi devono fornire sani modelli comportamentali e metterli in pratica durante lo svolgimento dell’attività sportiva. Il lato educativo, formativo e sociale dello sport si mostra in tutta la sua forza soltanto quando il fair play viene posto al centro dell’attenzione di tutti, praticanti e non, e solamente se non viene considerato un concetto marginale. Al Fair Play deve essere dunque attribuita la massima priorità da parte di coloro che, direttamente o indirettamente, favoriscono e promuovono esperienze sportive.

Nel 1975 il C.I.F.P. (Comitato Internazionale Fair Play) pubblicò “La Carta del Fair Play”, un documento che ne racchiudeva i concetti fondamentali. Questo documento è un decalogo internazionale dei nobili principi cui chiunque pratichi lo sport dovrebbe ispirarsi. Qui di seguito i dieci punti su cui esso si fonda:
-    Fare di ogni incontro sportivo, indipendentemente dalla posta e dalla importanza della competizione, un momento privilegiato, una specie di festa;
-    conformarmi alle regole e allo spirito dello sport praticato;
-    rispettare i miei avversari come me stesso;
-    accettare le decisioni degli arbitri o dei giudici sportivi, sapendo che, come me, hanno diritto all’errore, ma fanno tutto il possibile per non commetterlo;
-    evitare le cattiverie e le aggressioni nei miei atti, mie parole o miei scritti;
-    non usare artifici o inganni per ottenere il successo;
-    rimanere degno nella vittoria, così come nella sconfitta;
-    aiutare chiunque con la mia presenza, la mia esperienza e la mia comprensione;
-    portare aiuto a ogni sportivo ferito o la cui vita sia in pericolo;
-    essere un vero ambasciatore dello sport, aiutando a far rispettare intorno a me i principi suddetti.

Città del Vaticano, 08 Maggio 2015: Papa Francesco torna a riflettere su valori e rischi dello sport. Dopo l’incontro con la Società Sportiva “Lazio”, il Papa incontra in Vaticano la Federazione Italiana Tennis, salutando in particolare i numerosi bambini presenti che partecipano a un progetto ludico-motorio organizzato dalla stessa.
Nel suo discorso, il Pontefice ribadisce che “lo sport è una strada educativa!”, e che, insieme a scuola e lavoro, esso è uno dei «tre pilastri fondamentali per i bambini, i ragazzi e i giovani». Pilastri con i quali «si cresce bene», assicura il Papa: «Quando ci sono tutti e tre, scuola, sport e lavoro, allora esistono le condizioni per sviluppare una vita piena e autentica, evitando così quelle dipendenze che avvelenano e rovinano l’esistenza».


“La Chiesa - aggiunge il Santo Padre - si interessa di sport perché le sta a cuore l’uomo, tutto l’uomo, e riconosce che l’attività sportiva incide sulla formazione della persona, sulle relazioni, sulla spiritualità”. Gli atleti, perciò, hanno una missione da compiere: “poter essere, per quanti vi ammirano, validi modelli da imitare”. Ma anche dirigenti, allenatori e operatori sportivi, sono chiamati “a dare buona testimonianza di valori umani, maestri di una pratica sportiva che sia sempre leale e limpida”.
Specie nel tennis, sottolinea Bergoglio, che è uno sport “molto competitivo”. Tanto che “la pressione di voler conseguire risultati significativi” può spingere “a imboccare scorciatoie come avviene nel caso del doping”. Attenzione a non fare sì che questo accada, ammonisce il Papa, perché “è brutta e sterile quella vittoria che viene ottenuta barando sulle regole e ingannando gli altri!”. L’esortazione, pertanto, è che ciascuno possa “mettersi in gioco non solo nello sport”, ma “nella vita, alla ricerca del bene, del vero bene, senza paura, con coraggio ed entusiasmo”. “Mettetevi in gioco con gli altri e con Dio - incoraggia infine Papa Francesco -, dando il meglio di voi stessi, spendendo la vita per ciò che davvero vale e che dura per sempre. Mettete i vostri talenti al servizio dell’incontro tra le persone, dell’amicizia, dell’inclusione”.

 







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