La pelle

È la prima cosa che gli altri vedono di noi e dice se siamo sani o malati, stressati o sereni e persino che rapporto abbiamo con il sesso. Perciò ci teniamo tanto e soffriamo per le sue imperfezioni. Ma più ne soffriamo, più la pelle peggiora.
di Andrea Porta

 

Ci siamo passati tutti: da adolescenti avere il viso coperto di brufoli ci fa sentire a disagio. È ovvio: la pelle, in particolare quella del volto, è il nostro biglietto da visita. Secondo gli psicologi, è la parte superficiale della nostra psiche: qualche anno fa un team di psicologi dell’Università di St Andrews (Scozia) aveva dimostrato che tendiamo a giudicare di primo acchito come più sane le persone con una pelle del viso di un rosa intenso. In modo analogo, chi ha una pelle segnata tende a essere involontariamente percepito come malato, anche quando non è vero. è quello che capita alle persone affette da psoriasi, una malattia infiammatoria cronica che colpisce in Italia più di un milione e mezzo di persone.

Sotto giudizio
Le eruzioni cutanee e le macchie che compaiono su diverse parti del corpo sono causa di forti pregiudizi: ancora in molti la ritengono erroneamente una patologia contagiosa. «Così chi ne è colpito vive spesso in autoisolamento, nella convinzione di essere valutato sulla base della pelle, cosa che può spesso portare alla depressione», ha spiegato Mara Maccarone, presidente dell’Associazione per la difesa degli psoriasici presentando l’iniziativa “Sulla mia pelle”, destinata a spiegare ai giovani l’infondatezza di queste paure.
Nel caso della psoriasi il legame è doppio: se la condizione provoca sofferenza, è anche lo stress a scatenarne gli attacchi. «In questa patologia, che ha un probabile carattere ereditario, gli stress relazionali innescano la produzione di citochine infiammatorie, che danno il via a una catena di eventi che portano alle placche visibili sulla pelle», spiega Piergiorgio Malagoli, direttore del centro Psocare presso il Policlinico San Donato di Milano. «Il collegamento tra pelle e psiche non è quindi soltanto psicosomatico, ma è anche biochimico».

 

Uno stretto legame
Questo legame è stato ribadito anche da uno studio uscito sulla rivista Molecular psychiatly e condotto da alcuni ricercatori del King’s College di Londra: secondo gli studiosi, abusi vissuti durante l’infanzia sono associati a un aumento degli indicatori biochimici di infiammazione, come il fattore di necrosi tumorale-alfa, coinvolto anche in patologie infiammatorie della pelle proprio come la psoriasi. «Ormai è dimostrato che la pelle è un organismo neuroendocrino».

 

Nati dallo stesso foglietto cellulare
Del resto, nell’embrione, la pelle e il sistema nervoso nascono dallo stesso foglietto cellulare, l’ectoderma, il più esterno dei tre foglietti germinativi (gli altri due si chiamano endoderma e mesoderma). I due organi pertanto possiedono lo stesso substrato biologico e per questo mantengono profonde interconnessioni durante tutta la vita della persona. quando veniamo al mondo, la prima forma di relazione con l’ambiente esterno e con gli altri avviene proprio attraverso la pelle, che viene toccata e accarezzata: questo tocco consente al cervello di costruire un abbozzo di senso di identità e di distinzione tra il sé e il resto del mondo, fondamentale per la salute mentale.

 

C’entra anche la sessualità
Non è casuale che le patologie della pelle su base psicosomatica siano in forte relazione con la sessualità, forse il modo più intimo di ricreare in età adulta un legame analogo a quello sperimentato con la madre durante la primissima infanzia.
La pelle, infatti, testimonia la nostra disponibilità sessuale e il suo odore è un fattore centrale nell’attrazione. Tuttavia può esplicitare anche le nostre resistenze psicologiche: brufoli o vesciche possono essere la manifestazione psicosomatica di un desidero sessuale non accettato. «La manifestazione di patologie della pelle localizzate sugli organi genitali, ma anche sulle mani o sul cuoio capelluto, ha un forte impatto sulla vita sociale del paziente», puntualizza Malagoli. «I soggetti con patologie dermatologiche in queste aree sono infatti quelli che più soffrono per la loro condizione». Così, se non viene adeguatamente trattato da dermatologi e psicologi, il problema può essere nello stesso tempo causa e conseguenza e non portare a una soluzione definitiva.


Tre comuni problemi della pelle che nascono dalla mente

Alopecia areata
Caratterizzata da forti implicazioni psicologiche, l’alopecia areata produce una progressiva perdita di capelli. La patologia non riguarda il capello in sé, che è sano, ma il cuoio capelluto: «Viene aggredito dal sistema immunitario, attivato da forti stress emotivi», spiega Piergiorgio Malagoli. Chi soffre di questo disturbo dichiara spesso di essere reduce da stress lavorativi o personali. La buona notizia è che la guarigione è in genere spontanea: nel 90 per cento dei casi la ricrescita dei capelli è naturale, una volta superato  lo stress.

 

 

 

Dermatite  atopica
Il legame tra pelle e psiche non riguarda soltanto lo stress che lavoro e relazioni di coppia possono produrre. La dermatite atopica, causa di arrossamenti, pruriti e desquamazioni, è la patologia dermatologica più diffusa tra i bambini: ne soffre circa il 3 per cento degli alunni delle scuole elementari, in particolare le femmine. Il suo andamento è spesso a cicli alternati di eruzioni cutanee e di remissioni.

 

 

 

Iperidrosi  emozionale
A chi ne soffre basta un’emozione per scatenare un errato coinvolgimento delle ghiandole sudoripare, che producono quantità eccessive di sudore: «Ne consegue un disagio invalidante che impedisce una normale vita di relazione», ha spiegato in un’intervista Marcello Monti, responsabile dell’Unità operativa di Dermatologia dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano). I trattamenti servono a poco: meglio una psicoterapia per imparare a gestire le proprie emozioni.







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