WeFly! Team


È una giornata splendida. C’è solo qualche nuvola, mossa da una leggera e rigenerante brezza che allevia la sensazione di caldo. Un tempo perfetto per volare, ed è proprio sull’erba del campo di volo Papere Vagabonde, dipinta di un verde cangiante, che incontro Marco e Alessandro, due splendidi ragazzi sorridenti e dalla battuta pronta. Qualcuno potrebbe sostenere siano degli esempi di vita, certo è, che la loro storia è bella da raccontare. Sono membri dell’equipaggio del WeFly! Team, una squadra unica nel suo genere, unica pattuglia al mondo dove due dei tre piloti sono disabili. Mai come in questo caso la famosa frase di Alfred de Musset risulta più azzeccata  «Per riuscire nel mondo, prendete bene in considerazione queste tre massime: vedere: è sapere;  volere:  è potere;  osare: è avere.» Il WeFly! Team infatti ha una parola d’ordine richiamata anche nel logo della loro bandiera che Samantha Cristoforetti ha portato con sé nello spazio. OSARE. L’iniziativa “WeFly! con Futura … osa volare” è stata organizzata con Esa, Asi e AM per condividere con tutto il pianeta l’esempio di forza, tenacia e determinazione di persone così speciali.

Alessandro ti senti davvero una persona così speciale?
Francamente no, e sono certo di dare voce anche al pensiero di Marco, volare fa parte della mia vita, è una passione che coltivo da tantissimo tempo e credo che tutti dovrebbero inseguire le proprie passioni tentando di realizzarle. Speciale è il calore e il tifo che il pubblico ci riserva durante ogni esibizione.

 

Come e quando nasce il WeFly! Team?
Nel 2005 io e Fulvio Gamba, mancato nel 2008, sentimmo  la necessità di fare qualcosa per rappresentare i “BARONI ROTTI” (F.I.P.D. Federazione Italiana Piloti Disabili), quindi cominciammo ad allenarci per poi presentarci alle principali manifestazioni nazionali per divulgare questa realtà. L’esordio avvenne durante l’evento “INSUBRIA AIR SHOW” nel 2005. Poi nel 2007 con Marco ci trovavamo in vacanza con Erich, nostro attuale istruttore di volo, al quale avevamo chiesto di intensificare gli addestramenti. Dopo un mese di duro allenamento, i risultati furono così elevati  che decidemmo di dare all’iniziativa  una piega più seria. Da allora ne è passato di  tempo, tante soddisfazioni, tante emozioni. Siamo in linea di volo con tre Texan (ultraleggeri prodotti in Italia dalla Flysinthesys, n.d.r.) dotati di sistemi di fumi bianchi e colorati. Il Team esegue uno show di dieci minuti caratterizzato da manovre di voltage, una danza sincronizzata dei tre velivoli, utilizzando un Box molto stretto e non allontanandosi mai dal pubblico. Gli allenamenti si alternano agli Air show di Italia, Inghilterra, Malta, Germania, Svizzera, Grecia fino agli Emirati Arabi.

Marco allora volare si può! E’ questo il messaggio che il  team vuole diffondere partecipando agli Air Show.
Esatto. Un messaggio importante, unico, soprattutto perché siamo Noi a supportarlo. Pur essendo in carrozzina si può gestire un aereo in tutte le sue necessità e diventare dei veri e propri piloti, ma anche volare ad altissimi livelli tra i più grandi piloti civili e militari di tutto il mondo. Dimostriamo che nonostante la nostra disabilità possiamo gestire l’aereo a terra nelle normali manutenzioni giornaliere compreso il rifornimento di carburante e gli allestimenti di effetti per lo show. Poi una volta in aria, riusciamo a trasmettere forti emozioni al pubblico che ci assiste. Il volo in formazione non si porta dietro quella parte di pericolosità e di eroismo esagerato che  ha quello acrobatico, è una tipologia di volo che lascia il segno nell’esperto perché è molto tecnico, e, allo stesso tempo, avendo un aspetto coreografico piace molto anche ai non addetti ai lavori. È una buona via per mostrare cosa si può fare.

Il messaggio del Team è rivolto a tutti. Ognuno nel suo piccolo deve osare.
Sì certo, vale per tutti. Solo comprendendo ed accettando quello che siamo  possiamo aspirare ad essere migliori. Con il WeFly! Team entriamo nelle scuole organizzando incontri con gli studenti dove portiamo le nostre esperienze per sensibilizzare il mondo dei giovani. Organizziamo e partecipiamo ad eventi che danno la possibilità di volare a persone con disabilità. Lo scopo è infondere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità e soprattutto diffondere l’idea che osare,  molto spesso significa ottenere.
 

Alessandro che rapporto ha il Team con Samantha Cristoforetti?
Con Samantha siamo amici. Quando ci siamo conosciuti si è entusiasmata alla nostra missione e da allora ci aiuta a promuoverla. Dalla Stazione spaziale internazionale ha voluto  condividere con tutto il mondo il nostro messaggio di forza e tenacia. Grazie ad Esa, Asi e Aeronautica Militare  abbiamo realizzato l’iniziativa congiunta ‘WeFly! con Futura... osa volare’”. La bandiera, disegnata dal famoso designer Mirco Pecorari, ci è stata riconsegnata ufficialmente lo scorso  4 giugno durante la manifestazione Fly Donna che si è tenuta qui a Caposile dove hanno partecipato 500 pilote italiane e straniere.

 

 

Marco hai appena ottenuto il PPL, raccontaci cos’è.
Dopo essere diventato pilota di ultraleggero mi sono dato un nuovo obiettivo: raggiungere la licenza di pilota privato, una abilitazione che in Italia non si poteva ottenere fino a poco tempo fa. Infatti Alessandro ha da anni questa licenza ma l’ha ottenuta all’estero. In Italia io sono il primo. Ho lottato duramente riuscendo a modificare la legge. Sono stato respinto alla prima visita medica a Milano, ho fatto ricorso e ottenuto il nullaosta. È stata una battaglia durata 4 anni: oggi finalmente anche in Italia un disabile può conseguire, mediante un corso di teoria e determinate ore di pratica, questa licenza.

Quali altri sogni avete?
Il sogno del Team è riuscire a fare un passo in più e muoversi su aerei più performanti  allargando la sua attività. In questo caso entra in ballo l’aspetto economico. Questa tipologia di aerei è più costosa, e, mentre  oggi riusciamo a fare quello che facciamo grazie al volontariato, se dovessimo realizzare il nostro sogno avremmo bisogno di maggiori sponsorizzazioni. Siamo fiduciosi che ciò possa realizzarsi.

Marco lo domando a te: in aria per noi siete come gli eroi, ma come vivete la disabilità a terra?
Ho perso l’uso delle gambe in un incidente stradale. Avevo 22 anni. Alessandro a 15 anni ha fatto un tuffo sbagliato in piscina. Chiaramente appena vieni travolto da una cosa simile ti crolla il mondo addosso. Ti pare di non poter più vivere, i tuoi sogni si volatilizzano e la prospettiva cambia. Ti accorgi improvvisamente di quanto difficile sia fare qualsiasi cosa per un portatore di handicap. Le barriere architettoniche ma ancor di più le barriere mentali di alcune persone non rendono facile la vita di chi, come noi, è in carrozzina. Ma poi ti fai coraggio, reagisci e capisci che la vita è bella anzi bellissima lo stesso e può riservarti tante e tante soddisfazioni. Personalmente lo sport mi ha aiutato molto. Ho incontrato Ale e abbiamo iniziato a frequentarci. Certo, bisogna cambiare prospettiva, modificare le proprie abitudini, pianificare con anticipo molte cose, ma è possibile sentirsi nuovamente realizzati. Alessandro si è sposato e ha un bimbo meraviglioso di 1 anno e mezzo, Andrea. D’inverno sciamo, in primavera corriamo in bicicletta e naturalmente voliamo sempre, appena ne abbiamo l’opportunità. Come già detto organizziamo incontri nelle scuole, partecipiamo a molte manifestazioni in Italia e all’estero, le nostre vite sono piene e ricche di sorrisi che offriamo e riceviamo.


Ed è proprio con un sorriso che ci salutiamo. Non è sempre facile osare, non è sempre facile perdere i pregiudizi, le paure che ci attanagliano, ma questi ragazzi insieme al loro istruttore ci insegnano non solo che si può, ma che si deve. E’ un dovere che abbiamo verso noi stessi e una forma di gratitudine verso il miracolo della vita. In fondo, il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni.

Luisa Spizzotin







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