Cogli l'app e non sarai più solo

 

SI SOCIALIZZA SUL WEB: IL SISTEMA FUNZIONA, MA I SENTIMENTI STANNO A ZERO


Dall’amica per lo shopping al compagno per il calcetto o il pranzo: c’è un’applicazione per ogni esigenza. «ma è come comprare un prodotto», avverte la sociologa.
di Raffaella Case

 

Accidenti che noia la pausa pranzo da sola. E poi mi guardano tutti: penseranno che sono una zitella acida qui a mangiare io e il mio iPad. Fortuna che c’è il sito Pranza con me che ti permette di incontrare nuove persone con cui condividere il momento di piadina e insalata. Se invece siete fanatici del calcetto, ecco Fubles, l’app che promette di trovare in dieci minuti compagni di squadra per il giovedì sera in campo.
Super mega manager con una carriera inarrestabile che cambia azienda e città ogni sei mesi e quindi zero amiche? Nessun problema, c’è Hey Vina, che con un clic ti aiuta a conoscere la perfetta compagna per quelle due ore libere il sabato pomeriggio. Che tu sia a Mosca o a New York.
A seconda dei casi digiti nome, età, squadra del cuore, cucina etnica preferita, titolo di studio e il gioco è fatto, le nuove app promettono di trovarti la persona giusta per il bisogno specifico, che sia una serata al cinema o un giro per musei. E in tanti ci credono e ci si affidano.

Malati di vita virtuale? Diciamo sulla buona strada: perché, secondo i dati Audiweb, aggiornati a gennaio, sono 41,5 milioni gli italiani tra gli 11 e i 74 anni che abitualmente accedono a Internet, generando un traffico di 22,2 milioni di utenti al giorno, i quali dedicano in media 2,31 ore all’utilizzo di app e social network. Per cui risulta normale, visto che gli occhi sono sempre fissi allo schermo, socializzare tramite touchscreen piuttosto che alla vecchia maniera. attaccando bottone in coda all’ufficio postale.
«Eh già, ma per quello serve tempo e noi non ne abbiamo più», commenta Carmen Leccardi, professore ordinario di Sociologia della cultura all’Università Bicocca di Milano. «Il segreto del successo di queste app è che aiutano a fare in fretta, sono lo specchio perfetto di questa nostra società dell’accelerazione».
Ma per costruire relazioni degne di questo nome il tempo è un ingrediente fondamentale. «Esatto. Un’amicizia prevede la sperimentazione reciproca: ci si incontra, ci si riconosce e poi, magari dopo la simbiosi totale dell’inizio, arriva il momento dello scontro, che però fa crescere la relazione, la porta su un piano più alto».
Succede spesso, però, che persone che sulla carta sono molto distanti da noi per inclinazioni e carattere inspiegabilmente ci piacciano “a pelle”. Esempio: sono una bon ton chic di destra amante della musica classica, ma tra le mie amiche più care c’è Giulia, motociclista che ascolta solo hard rock e vota Radicale. L’app non me l’avrebbe mai fatta incontrare. «Queste app non hanno intelligenza emotiva, non considerano fattori come l’affinità sulla base non razionale, magari un odore, la risata, ma rispondono semplicemente a una logica di mercato o utilitaristica. Cioè non lego con Roberta conosciuta per caso sul treno per Rimini, ma cerco un prodotto specifico, l’accompagnatrice perfetta per il teatro. Il concetto che c’è alla base è la prestazione, l’efficienza».
Poco a che vedere con i sentimenti, insomma. «Non la penso così», dice Leonardo Amigoni, che vive a Denver, in Colorado, dove ha messo in piedi una start up che inventa e sviluppa applicazioni. «In Italia conoscere qualcuno via Internet è ancora tabù, negli Stati Uniti invece è la normalità.
È un mezzo come un altro, nessuno si vergogna di utilizzarlo. Infatti qui le dating app, le applicazioni per trovare l’anima gemella, sono diffusissime». Già, ma cosa si può capire da un profilo online, da una faccia muta che ci guarda dallo schermo? «Le dinamiche delle conoscenze sul Web seguono regole precise. Ci si iscrive, si chatta con i candidati più interessanti e poi, prima di incontrasi dal vivo, ci si “vede” su FaceTime, cioè sullo schermo della videochiamata. Così si intuisce se può esserci feeling o meno». Queste app sono usate molto anche per trovare lavoro: è il caso di MeetUp, con cui si creano appuntamenti di massa per determinate categorie di lavoratori, dalle estetiste agli idraulici, fino ai manager. È un modo per scambiarsi velocemente informazioni di settore. «E trovare lavoro. I miei soci li ho incontrati così», continua Amigoni. Ma il futuro qual è? «Un ritorno al passato, con le app che funzioneranno come i vecchi telefoni, per comunicare». Cioè? «Si stanno mettendo a punto applicazioni che si basano sulla sharing economy, l’economia della condivisione». Esempio? «Le app di quartiere, in cui se ho bisogno della falciatrice mi viene data quella a disposizione più vicino a me. Idem per la baby sitter o gli sci».
Con la speranza che si torni a fare sharing di sguardi.

 







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