Per l'endometriosi ora basta un ticket

IL MINISTERO LA RICONOSCE COME MALATTIA CRONICA INVALIDANTE

 

In Italia ne soffrono tre milioni di donne e occorrono in media sette anni per una diagnosi sicura. Nei casi più gravi si spendevano 500 euro al mese tra farmaci e visite.
di Paola Occhipinti


E' un grande traguardo per tutte le donne malate di endometriosi, che in Italia raggiungono la cifra impressionante di tre milioni: il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato che la: cura della malattia nella sua forma più grave entrerà nei Lea (Livelli essenziali di assistenza), vale a dire tra le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti con il pagamento del ticket. Dopo anni di battaglie, un significativo passo avanti per tutte quelle donne costrette sinora a pagare di tasca propria una media di 500 euro al mese tra farmaci e visite, senza considerare il dover restare confinate tra le mura domestiche per almeno cinque giorni al mese in preda a dolori lancinanti.
«Aspettiamo dal 2012 che l’endometriosi entri nelle tabelle Inps», sottolinea Annalisa Frassineti, presidente di Ape Onlus (Associazione progetto endometriosi, una delle più attive in Italia). «Chi ne è affetta non può neppure portare un certificato per giustificare l’assenza lavorativa o avere l’invalidità che dovrebbe spettare ai casi più gravi. La nostra richiesta è chiara, che l’endometriosi venga riconosciuta come malattia sociale. Lo dobbiamo alle donne che vivono sopportando disagi pesantissimi, pensiamo a quelle costrette a portare il catetere».
«L’endometriosi è una malattia subdola e difficilmente riconoscibile», spiega Fiorenzo De Cicca, professore aggregato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore del Centro di Endometriosi Profonda del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, un luminare della materia. «Consiste in una presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, l’endometrio, in altri organi come le ovaie, la vagina, l’intestino. Occorrono mediamente sette anni per arrivare a una diagnosi sicura, e i motivi sono fondamentalmente due: il primo è che ci sono ancora pochi centri specializzati in questa patologia con team dedicati [per sapere quali sono, consultate il sito www. apeonlus.it, ndr]. Il secondo è che gli strumenti per una diagnosi corretta sono presenti soltanto in pochi centri ospedalieri.
«Per far sì che la malattia non progredisca in quella che si definisce endometriosi profonda, che coinvolge altri organi come il retto, l’utero, l’ovaio e l’uretere, è molto importante non trascurare i primi campanelli d’allarme», prosegue il professor De Cicco. «Mi riferisco soprattutto a un flusso mestruale molto doloroso fin dall’adolescenza, chiamato Sms (Sindrome mestruale severa), che impedisce una normale vita quotidiana. A questo si associano spesso altri sintomi, tra cui cistiti ricorrenti, stitichezza alternata a diarrea, dolore durante i rapporti sessuali, cisti ovariche e talvolta difficoltà a restare incinta. La tetripistica della diagnosi e la corretta cura sono quindi fondamentali per evitare una cronicizzazione della malattia, che può addirittura portare a infertilità e a problemi renali anche gravi».
Problemi che grazie alla novità introdotta dal ministero, e ai nuovi strumenti diagnostici e di cura, sarà possibile prevenire con maggior efficacia.
 

 







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