i 150 alimenti più salubri

 

150 sono i cibi più sani che esistono sulla Terra e che dovremmo mangiare per garantirci una lunga vita in salute.

La lista è stata stilata da Jonny Bowden, nutrizionista e psicologo americano, membro dell’American College of Nutrition, spesso ospite in tivù, autore di molti best seller tra cui The 150 healthiest foods on Earth. In questa lista non ci sono solo i canonici alimenti come mirtilli e cereali integrali, pomodori e pesce, ma anche cibi che in Italia non abbiamo mai (o quasi) sentito, come il natto o la portulaca. Gli alimenti che segnaliamo si possono trovare nei supermercati biologici, nei negozi di prodotti asiatici o in Internet con consegne a domicilio.
 

LE ALGHE
Le alghe sono classificate secondo il colore a cui si avvicinano di più: marrone, rosso, verde e blu-verde.
Perché mangiarle. Ricche di vitamine A e C e aminoacidi, le alghe forniscono molti minerali: potassio, selenio, più di dieci volte di calcio rispetto al latte, più di otto volte di ferro rispetto alla carne. Inoltre hanno da 100 a 500 volte in più di iodio rispetto ai molluschi e pesce. Lo iodio è importante per il corretto funzionamento della tiroide, la ghiandola che lo utilizza per produrre gli ormoni che regolano il metabolismo dell’organismo. La più nota caratteristica delle alghe è la loro capacità di disintossicare il corpo; non a caso, uno dei trattamenti più richiesti nei centri benessere è a base di alghe. Gli studi in corso si stanno concentrando sulle capacità antitumore e sulla presenza di fluorina, un composto che rafforza denti e ossa. Per assorbire fluorina bisogna mangiare le alghe crude, come fanno i longevi abitanti dell’isola giapponese di Okinawa. I tipi di alghe che si trovano in Italia sono: Arame, Hijiki, Kombu, Nori.
 

GUAVA
È un frutto tropicale originario di Messico, Perù e Brasile, poi coltivato anche in Florida, Hawaii e California del Sud. La sua polpa è rossa o bianca. Il sapore è un misto leggermente agrodolce tra la banana e la pera.
Perché mangiarla. Ha un’atta concentrazione di licopene. Una tazza ne ha il 17 per cento in più rispetto ai pomodori, la fonte da cui di solito traiamo questo antiossidante. Diversamente dai pomodori, si assorbe più licopene mangiando questo frutto crudo perché le sue pareti cellulari non sono abbastanza dure per resistere al calore. La guava contiene molto potassio. Una tazza ne fornisce 688 mg, il 63 per cento in più di una banana media. Parecchi studi mostrano che chi mangia cibi ricchi di questo minerale ha un rischio minore di infarto e malattie cardiache: il potassio abbassa la pressione. Infine, una tazza contiene 376 mg di vitamina C (circa 8 volte maggiore rispetto all’arancia), 81 mcg di acido folico (vitamina B9), calcio, magnesio, vitamina A, betacarotene e 9 g di fibre, importanti per prevenire cancro, malattie del cuore, diabete e obesità.
 

NATTO
Noto come formaggio vegetale, è un alimento tradizionale giapponese. Si tratta di fagioli di soia cotti e fermentati. Ha un odore disgustoso (a detta degli orientali!) e una consistenza viscida e filamentosa, come se ci fosse mozzarella fusa.
Perché mangiarlo. È ricco di nattokinase, un enzima che favorisce la fluidità del sangue. Ecco come lavora. In caso di emorragia, per le “riparazioni di emergenza” il corpo produce sostanze tra cui la proteina fibrina che aiuta la coagulazione. Troppa fibrina può creare problemi ed elevare la pressione. L’eccesso di fibrina viene dissolto da un enzima presente nel corpo, (a plasmina. Quest’ultima, però, diminuisce con l’avanzare dell’età. II nattokinase ha una struttura simile a quella della plasmina e quindi può sostituire la sua azione. Il natto è, però, sconsigliato a chi prende farmaci anticoagulanti. Contiene, infatti, vitamina K, che ha l’azione opposta a quella della nattokinase: favorisce la coagulazione del sangue. La vitamina K, inoltre, previene l’osteoporosi: consente all’osteocalcina, la principale proteina presente nelle ossa, di unirsi al calcio e fissarlo nel tessuto osseo. Infine, il composto che rende il natto appiccicoso, l’acido poli-glutammico, aumenta naturalmente l’idratazione della pelle.
 

BACCHE DI GOJI
Simili alla nostra uvetta, le bacche di Goji sono diffuse in Tibet da quasi 2 mila anni. Sono una delle otto varietà del Lycium barbarum. Secondo una leggenda delle colline dell’Himalaya, durante la dinastia Tang, nel VII secolo, accanto a un pozzo scavato nei pressi di un tempio buddista c’erano delle viti che producevano piccole bacche rosse. Le bacche caddero nell’acqua per secoli e secoli: chi beveva l’acqua di quel pozzo era riconosciuta in tutta la regione per la sua giovinezza e vitalità. Per questo le bacche di Goji sono chiamate “i frutti della vita”.
Perché mangiarle. Sono un potente antiossidante. Inoltre le ultime indagini scientifiche stanno dimostrando che i polisaccaridi estratti hanno un effetto positivo sull’insulina-resistenza nei topi e hanno un  effetto neuroprotettivo sulle cellule degli animali. Ma che queste bacche siano ricche di nutrienti è fuor di dubbio. Contengono otto aminoacidi e tracce di 21 minerali, oltre a carotenoidi, vitamina C e 4 g di fibre a porzione.

 

 


 

KIMCHI
È un tipico piatto coreano fatto di verdure fermentate e spezie. Noto da 3 mila anni, è così diffuso nel Paese che i coreani stessi dicono kimchi invece di cheese quando sorridono per farsi fotografare.
Perché mangiarlo. Gli ingredienti sono cavolo, ravanello, aglio, peperone rosso, cipolla, ostriche o calamaro, zenzero, sale e a volte zucchero. In particolare, cavolo, cipolla e aglio sono anticancro e soprattutto la cipolla riduce le malattie cardiache del 20 per cento. Questo piatto contiene fibre, alti livelli di vitamine C e B, minerali come calcio, potassio e ferro. Infine, grazie anche alla presenza dello zenzero, previene le infiammazioni, il “killer segreto” come le ha definite il settimanale Time. Le infiammazioni sono, infatti, una caratteristica di malattie.
 

 

 

 

CARCIOFO DI GERUSALEMME O TOPINAMBUR
È un tubero che assomiglia a una patata bitorzoluta o a un pezzo di radice di zenzero. Si chiama anche carciofo di Gerusalemme, ma non sempre arriva da lì. Nella cucina piemontese è tipico con la bagna càuda.
Perché mangiarlo. È importante per il contenuto di inulina, sostanza naturale che abbassa lo zucchero nel sangue, i trigliceridi e il colesterolo cattivo. Il suo carattere fibroso ha un effetto molto positivo sulla flora batterica intestinale, tanto da renderlo un alimento prebiotico: aumenterebbe la densità di bifidobatteri e diminuirebbe quella di batteri nocivi. Non a caso molti prodotti a base di fermenti lattici contengono anche inulina.

 

 

 

 

 

 

 

 







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