Donatella Ricci

Donatella Ricci, classe ’63. La incontriamo dopo aver letto il suo curriculum da 10 e lode e ci aspettiamo una donna dura, imperturbabile, praticamente un soldato in gonnella. Ci sorprende non solo per l’accoglienza calorosa e familiare ma per la dolcezza e l’umanità che traspaiono fin dai primi cenni.

Nasce a Roma terza di cinque fratelli e come spesso accade a chi sta in mezzo, né troppo grande né troppo piccola, il suo destino è quello di rendersi autonoma presto, sfidando continuamente se stessa, ponendosi obiettivi ambiziosi e stimolati. Dopo la laurea in Astrofisica ha proseguito gli studi negli Stati Uniti grazie a delle borse di studio; oggi Program Manager di Agusta Westland, è stata la prima donna Presidente della Federazione Italiana Mongolfiere (2001-2006); ha partecipato alla selezione per diventare membro italiano del team degli Astronauti (2001-2002) classificandosi tra le prime 5 donne selezionate insieme a 10 uomini; è stata Membro del Consiglio Federale dell’Aero Club d’Italia (AECI – 2005-2010); Co-pilota e Membro della squadra Italiana nel Campionato Mondiale di Mongolfiera a Motegi (Japan 2006); Chairman del sottocomitato  “Public and Media Relation” presso la FAI (2010-2012); è Istruttore di autogiro e di aeroplano (dal 2014); è l’Organizzatrice del Meeting Internazionale FLYDONNA, giunto alla 7° edizione, e dulcis in fundo, l’8 novembre 2015 ha battuto il Record Mondiale di quota in Autogiro (27.556 piedi).
Questa è solo una parte della sua vita, la parte pubblica, quella che la rende una donna nota nel mondo del volo e irraggiungibile per i molti che aspirerebbero anche solo alla metà dei suoi successi. Ma ciò che abbiamo avuto il privilegio di conoscere noi, è la sua sensibilità, l’amore per la sua famiglia, i suoi nipoti, l’amore per gli animali, per il suo uomo, Erich Kustatscher anch’egli pilota e istruttore presso il campo volo di Caposile, sede del club Papere vagabonde. Ne è emerso il ritratto di una donna con D maiuscola, ricca di sfaccettature, che sa bilanciare le due parti di sé che la rendono unica: la donna e la pilota.

 

 

 

Ciao Donatella, la prima cosa che vorrei chiederti è quanto risulta difficile  per una donna farsi strada ed emergere nel mondo del volo.
Certamente quello del volo è un mondo prettamente maschile. Anche in Agusta le tradizioni sono tipicamente maschili e difatti donne ai vertici non ce ne sono, non vengono considerate atte a rivestire determinati ruoli. Ma è altrettanto vero che di fronte alle qualità e alle capacità, pur dovendo superare numerosi ostacoli, una donna può ambire a risultati e a livelli comunque alti. Capisco queste dinamiche all’interno di determinati ambienti e con gli anni ho imparato ad accettarle, mi irrita di più il preconcetto nella gente comune. Nel lavoro se vali ti viene riconosciuto anche se la scalata ai vertici può risultare limitata. Nel privato invece può essere più facile per una donna decidere di affrontare qualsiasi sfida, come ho fatto io, anche se non siamo ancora moltissime a provarci.

Come mai da Roma a Venezia?
Subito dopo il dottorato di ricerca ho trovato lavoro presso Telespazio a Roma, cercavano degli specialisti che facessero analisi dati e studi su alcune sorgenti celesti con una certa frequenza. Sono rimasta alcuni anni finché non ho incontrato Erich. Ho iniziato a valutare delle opportunità  qui al nord, per 5 anni ho lavorato a Ronchi del Legionari in Selex Galileo dove mi occupavo di simulatori di volo, nel 2013 sono riuscita ad entrare in Agusta Westland che realizza elicotteri. Stiamo parlando degli elicotteri Nh90 da trasporto militare che vengono assemblati a Tessera da Agusta Westland.

Il Flydonna è una manifestazione molto sentita, come e quando è nata?
“Flydonna”, è un raduno unico nel suo genere che raccoglie circa 500 donne-pilota, qui, all’aviosuperficie “Papere vagabonde”. E’ nata con lo scopo di far incontrare le donne pilota, una grande festa per scambiarsi idee e progetti e perché no, stimolare altre donne ad approcciare a questa meravigliosa attività. Sono presenti donne italiane e straniere che praticano tutti gli sport aeronautici, che pilotano ogni tipo di apparecchio e anche donne che dedicano la loro vita a contatto diretto con la realtà aeronautica. La prima edizione fu nel 2008.

Come hai conosciuto Samantha Cristoforetti e in quali rapporti siete?
La conobbi nel 2007 al primo Flydonna. Lei era pilota militare di AMX “combat ready” a Istrana, ha partecipato alla prima nostra manifestazione, ci siamo conosciute e siamo sempre rimaste in contatto. E’ una persona speciale. L’anno dopo lei fece il concorso per diventare astronauta e dato che io c’ero già passata anche se in tempi e modalità diverse, ci siamo sentite parecchio. Mi è stato caro il suo in bocca al lupo prima del record e i complimenti appena l’ho conquistato.

Ma parliamo di questo record!
è stata per me una sfida, non la prima, non credo l’ultima. L’autogiro è un ultraleggero ad ala rotante, a metà tra aereo ed elicottero. A bordo del mio Magni M16 di fabbricazione italiana, in poco più di un’ora, combattendo contro il vento forte e una temperatura di -40 gradi, ho raggiunto i 27.556 piedi, 8.399 metri, praticamente la quota di volo di un aereo passeggeri. Ho superato di oltre il 3%, come previsto dal regolamento internazionale, il record stabilito nel 2004 dall’americano Andrew Keerch che arrivò a 8.049 metri.

Qual è stato il momento più difficile?
Non c’è stato nessun momento particolarmente difficile ma nel complesso, il freddo, l’assenza di ossigeno e quindi la necessità di volare con le bombole appresso dato che l’autogiro è un velivolo aperto, hanno complicato la prova. Per omologare il record a livello internazionale ho utilizzato uno strumento tedesco molto sofisticato, in grado di dialogare contemporaneamente con sedici satelliti, per ottenere una posizione pressoché perfetta volando in alta quota. Ero quindi controllata ma ad un certo punto a causa delle basse temperature la strumentazione non mi consentiva più di comunicare con la torre di controllo di Treviso e neanche con Caposile. Loro mi sentivano ma io non sentivo loro. Non potevo neanche sapere con certezza se realmente avevo raggiunto l’altezza sufficiente per il record, anche se lo sospettavo. In quel momento di profonda gioia e soddisfazione però ho vissuto un po’ il dispiacere di non poterlo condividere con nessuno.

E cosa hai pensato?
Guarda, può sembrare incredibile ma ho fatto una cosa che di solito non faccio mai: un selfie! Abbastanza buffa come situazione dato che per la temperatura ero completamente vestita e la foto non dice molto ma non mi è venuto altro da fare in quel momento.

Un impresa quasi impossibile Donatella, complimenti, sei entrata nella storia mondiale del volo. Nonostante i molti successi raggiunti fino ad oggi, hai qualche rimpianto?
Nel lavoro ho sempre cercato di fare quello che volevo e che mi piaceva. Più che un rimpianto sarei curiosa di sapere come sarebbe stata la mia vita se non incontravo Erich, o se vincevo il concorso di astronauta. Non sono rimpianti, sono domande che ti fai ogni tanto e che restano sospese. Nella vita mi sono sempre trovata per fortuna a fare tante cose, mi son concessa un sacco di follie a partire dalla passione per il volo che è nata così, senza un’apparente ragione. Da ragazza mi sono comprata una mongolfiera e andavo in giro per l’Italia, partivo con la Jeep alle 2-3 del mattino, racimolavo in varie città gli amici che mi aiutavano, facevo il mio raduno di qualche giorno e poi rientravo.  Ho fatto una vita assolutamente libera, anche se niente era lasciato al caso.

Gli obiettivi futuri?
Dedicarmi di più al volo, non solo come istruttore ma anche organizzando eventi. È una cosa che mi da molta soddisfazione.

Come chiudiamo questa intervista Donatella?
Ho dedicato il mio record ai colleghi di AgustaWestland recentemente scomparsi nell’incidente che ha coinvolto il prototipo del convertiplano, a Santhià nel Piemontese. Il mio pensiero va a tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per un obiettivo seguendo una passione che capisco bene. Non è un gioco, ma le cose belle e importanti non lo sono mai in fondo. Quello che spero è che sempre più donne si avvicinino a questo mondo non solo come spettatrici, non solo come mogli o fidanzate di piloti, ma in prima linea, da protagoniste. E giornate come il Flydonna possono essere la giusta opportunità per scoprire la pilota che è in voi. Credeteci.

Hai già detto tutto tu Donatella! Grazie per esserti aperta e aver condiviso un po’ dei tuoi pensieri.
Sei un esempio per tutte noi.







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