La strategia dei leccapiedi

Lo disprezziamo perché è bugiardo e manipola gli altri. Eppure, dice la scienza, l’adulazione è fondamentale: garantisce la civiltà e la convivenza pacifica.

 

In riunione, il direttore illustra i progetti del 2016. Uno stagista alza la mano e dice: “Che belle idee! Lei è sempre un passo avanti a tutti!”.
Il direttore sorride compiaciuto, e lo invita a mandargli le sue osservazioni via email. Invece di prendere a calci quel meschino adulatore... Chi non ha mai vissuto una situazione del genere? Gli adulatori fanno rabbia: usano i complimenti per manipolare gli altri, calpestando la verità e la giustizia, oltre alla loro stessa dignità. Eppure, con queste manovre, spesso riescono a ottenere ciò che vogliono (e non meritano): “Il capo ha promosso quell’imbecille solo perché dice sempre sì”, si sente dire. Perciò gli incensatori sono definiti con nomi carichi di disprezzo: leccaculo, lecchino, ruffiano, lacchè, yesman, incensatore, untuoso... Quest’anno la Cassazione ha ufficializzato che dare del leccapiedi è un’ingiuria: “ha un’intrinseca valenza mortificatoria della persona”. D’altra parte, già Dante aveva piazzato gli adulatori nel penultimo cerchio dell’inferno (dopo i tiranni, gli assassini, gli usurai). Immersi nello sterco fino al collo.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POTERE E CORTE. Ecco perché oggi siamo più attenti: inventiamo nuovi modi di elogiare perché quelli tradizionali sono inflazionati e nessuno vuol essere giudicato un viscido calcolatore. Ma gli adulatori sono sempre esistiti: dall’antico Egitto alle multinazionali, ovunque vi sia una persona di potere, c’è una corte di lecchini che vogliono conquistarne una parte. Ma la lusinga è solo un’attività riprovevole? Strano a dirsi, no. I sociologi hanno dimostrato che la piaggeria serve a mantenere la pace sociale: impossibile immaginare un mondo senza sviolinate, afferma Richard Stengel, oggi consigliere diplomatico di Barack Obama e autore del recente Manuale del leccaculo (Fazi).

 

COME LE SCIMMIE. Ma perché gli adulatori hanno successo anche se mentono e manipolano gli altri? Perché la piaggeria aumenta le probabilità di sopravvivenza, dicono gli etologi. Basta guardare la vita sociale degli scimpanzé: «Un mercato in cui si compra potere, sesso, affetto, sostegno», dice il primatologo Frans de Waal. Le scimmie, infatti, hanno diversi comportamenti adulatori: le femmine si concedono sessualmente quando vogliono cibo. E i maschi, quando si avvicinano a quello dominante, devono tenere il capo chinato. A volte gli baciano i piedi, gli offrono una foglia o un bastone o lo spulciano; i più vicini hanno il discutibile privilegio di accarezzargli lo scroto in segno di deferenza. In cambio, il “grande capo” può concedere loro cibo o accesso alle femmine. Insomma, la riverenza verso il maschio alfa non è diversa dal bacio dei nobili egizi ai piedi del faraone.

Ma perché avviene questo? Perché nella foresta, come in una sala riunioni, la piaggeria aumenta le possibilità di sopravvivere. Se un corpulento maschio sta addentando un pezzo di carne, ci sono due possibilità: o tentate di dargli una botta in testa e rubargli il cibo, oppure provate a entrare nelle sue simpatie sperando che non vi uccida e divida con voi il pasto. Le tattiche indirette hanno la meglio sulla forza bruta: sopravvive il più ipocrita, non il più forte. E questo vale ancor più per gli uomini: mentre gli scimpanzé devono adulare facendo favori al capo, la nostra adulazione costa poco perché è solo verbale. Ma per entrambi ha un effetto biochimico: studiando i cercopitechi, lo psichiatra Michael McGuire ha scoperto che i maschi dominanti hanno nel sangue livelli di serotonina doppi rispetto ai subordinati. E la vista del comportamento sottomesso dei subalterni a far salire questa sostanza, un neurotrasmettitore associato al senso di felicità. La vera droga del potere è l’adulazione degli altri.
 

CLASSI RIGIDE. La piaggeria prospera nelle società divise in classi rigide, dove c’è poca mobilità sociale: come quella degli Egizi. Per loro, l’unico modo di scalare i gradini della società era ingraziarsi il faraone. Nell’antica Roma, l’adulazione era un mestiere: i potenti offrivano protezione a un “cliente” (un poeta, uno scrittore, un filosofo) che in cambio di vitto, alloggio e soldi tesseva lodi dal mattino alla sera. Un atteggiamento che i Greci disprezzavano: a loro, inventori della democrazia, «non garbava l’idea che alcuni si considerassero superiori e che altri si abbassassero davanti ai loro simili. Perciò detestavano l’adulazione: la ritenevano una forma di autoumiliazione, radicalmente antidemocratica», ricorda Stengel. Anche perché chi ingannava il popolo con false promesse (i populisti) metteva a rischio la democrazia.

Ma i Greci furono un’eccezione. Fra il 1400 e il 1700, con la nascita dei sovrani assoluti, le corti europee divennero una grande catena di piaggeria: «Avevate sempre il sedere d’un superiore da baciare e qualcuno di inferiore che ve lo baciava», scrive Stengel. «Tranne il sovrano, che poteva guardare tutti dall’alto in basso». L’adulazione, insomma, era l’unico modo di far carriera. E questo spiega il successo del Cortigiano (1528) di Baldassarre Castiglione: un manuale che insegnava i modi più efficaci di arruffianarsi i potenti. Pochi anni prima, invece, Niccolò Machiavelli, nel Principe, aveva dato ai sovrani il consiglio opposto: meglio incoraggiare i cortigiani a essere sinceri, per non ricevere da loro consigli falsi.
 

PIAZZISTI. Questo pragmatismo trovò terreno fertile in America, dove l’etica protestante del duro lavoro non lasciava spazio a complimenti superflui. Ma lo scenario cambiò quando esplose il commercio: il successo di un piazzista non dipendeva dal prodotto, ma da come lo presentava. L’apparenza era tutto. Così nel 1936 diventò un best seller il manuale di Dale Carnegie (foto sotto)  Come trattare gli altri e farseli amici: si era scoperto che il successo sul lavoro dipendeva poco dalle conoscenze tecniche, ma molto di più dall’abilità nei rapporti umani. In effetti, è molto più facile piacere agli altri che convincerli delle proprie capacità.







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