L'hi-tech che fa gola a tutti

Spara-palloni robotici, droni, software per l’analisi delle tattiche: Sono le nuove armi degli allenatori di calcio per guidare le squadre alla vittoria.

Davanti a una situazione casuale, riesce sempre a trovare la migliore soluzione possibile: è questo che fa, di un calciatore, un valore aggiunto per la sua squadra e un pericolo per i suoi avversari». Sembra che siano state queste parole - pronunciate dall’allenatore della squadra inglese dell’Arsenal, Arsène Wenger - a ispirare Christian Güttler, un inventore tedesco con la passione per il pianoforte e per il calcio. E a fargli venire l’idea di costruire una macchina che aiutasse i calciatori ad affinare la tecnica e a migliorare la capacità di prendere decisioni in tempi brevi. La macchina si chiama Footbonaut, è molto più semplice cannone “sparapalle” impiegato nel tennis e nel baseball, ed è sbarcato nelle sedi di allenamento delle squadre tedesche del Borussia Dortmund e dell’Hoffenheim, che lo sperimentano già dalla scorsa stagione

IL CALCIO IN GABBIA
I risultati sono soddisfacenti, come conferma Jürgen Klopp, ex allenatore del Borussia: «Footbonaut è perfetto per migliorare il controllo del pallone», sostiene Klopp, «perché spinge il calciatore a usare alcune sue capacità (come quella di fermare la palla, di calciarla con precisione ecc., ndr) a un ritmo altissimo e in un ambiente delimitato». In  più,  la  “gabbia  robotica”  si  è  dimostrata  efficace  anche per aiutare i giocatori infortunati nella riabilitazione, col risultato di costruirsi una fama che si sta diffondendo oltre i confini della Germania e che è giunta fino in Qatar, dove i dirigenti del calcio hanno voluto che se ne installasse una nella locale Aspire Academy. Parliamo di uno dei centri sportivi più avveniristici del pianeta, inizialmente costruito per reclutare e addestrare i calciatori che rappresenteranno il Paese ai Mondiali del 2022 (che si terranno proprio in Qatar), ma che sempre più spesso viene impiegato anche dalle maggiori squadre europee (come Bayern Monaco e Barcellona) che si spingono fin qui per rifinire la preparazione nella pausa invernale dei loro campionati.

SCHEMI AL PC
L’avrete capito, l’immagine romantica dell’allenatore con il fischietto e dei calciatori che corrono sui gradoni delle tribune è ormai quasi un vecchio ricordo: oggi a scendere in campo è, sempre più spesso, la tecnologia. In vista dei Mondiali, il Qatar sta investendo risorse anche in quello che qualcuno ha già ribattezzato “calcio computazionale”, ovvero l’analisi delle partite attraverso l’applicazione di modelli matematici, per cercare di individuare, per esempio, i punti deboli di una squadra o semplicemente gli “elementi caratteristici” della sua tattica. Tra i pionieri di questa disciplina c’è Laszlo Gyarmati, ingegnere del software al Qatar Computing Research Institute di Doha, che, tanto per dare un’idea, ha appena pubblicato i risultati di una ricerca sulle tattiche delle squadre spagnole nel campionato 2013/2014. Gyarmati ha passato al setaccio (con un software da lui ideato) gli oltre 300 mila passaggi con cui i calciatori si sono scambiati la palla durante le 380 partite del campionato. Attraverso l’esame delle posizioni di partenza e di arrivo del pallone, sono stati individuati, per ogni squadra, i “modelli” di passaggio più ricorrenti: più numerosi in alcuni team come Real Madrid e Barcellona (rispettivamente 151 e 180 gli schemi impiegati più di frequente), meno in altri, come l’Atletico Madrid (solo 31). «Questo», spiega Gyarmati, «suggerisce che squadre come  Real  e  Barcellona  abbiano  uno  stile  di  gioco  ben definito e quindi anche prevedibile, diverso dall’Atletico Madrid, che è più difficilmente riconducibile a modelli e, dunque, più sorprendente».Se poi sia stato davvero questo fattore a fare la differenza e a determinare la vittoria finale dell’Atletico Madrid in quel campionato, è difficile dirlo... «Quel che è certo», sottolinea Gyarmati, «è che, col passare del tempo e con l’avvento di computer sempre più veloci e potenti, l’allenatore potrà ottenere più facilmente informazioni utili sulle abitudini degli avversari che andranno a incontrare. E per scoprire che preferiscono i passaggi brevi ai lanci lunghi», conclude Gyarmati, «non sarà più necessario trascorrere ore al video, come capita adesso, ma basterà interpellare il software».

PIÙ GPS, MENO GUAI
Sfruttare l’hi-tech per monitorare le prestazioni dei giocatori non è però una novità. Ormai i preparatori atletici delle squadre hanno a disposizione strumenti per analizzare (quasi) ogni singolo movimento dei calciatori e trasformarlo in un dato da studiare: a questo scopo gli atleti indossano, sopra alla solita tuta, un corpetto che contiene un’antenna gps (a volte anche un accelerometro) che, insime  al  cardiofrequenzimetro,  permette  di  registrare tutti i dati relativi a metri percorsi, velocità, accelerazioni ed energie spese durante l’allenamento.Ciò consente di individuare, per esempio, per ogni calciatore una “soglia” di fatica da non superare nelle sedute settimanali, se si vogliono evitare guai muscolari la domenica, in partita: nello scorso campionato il Barcellona ha più che dimezzato gli infortuni dei giocatori rispetto all’anno precedente (20 contro 44) proprio adottando un sistema di questo tipo.

DALL’ALTO
Ma la grande star dei campi di allenamento, al momento, sono i droni, impiegati in Italia dal Napoli e dall’Inter: «Ne abbiamo sperimentato uno durante il ritiro estivo a Brunico», racconta Michele Salzarulo, che all’Inter ricopre il ruolo di match analyst (un assistente-tattico dell’allenatore). «Il vantaggio di usare un quadricottero», spiega Salzarulo, «è che puoi vedere, in diretta sull’iPad o a fine allenamento al computer, i giocatori ripresi da un punto di vista unico. Si può impostare il drone affinché copra una precisa zona del campo, in modo da osservare, per esempio, i movimenti della linea difensiva nell’insieme. O, al contrario, fargli seguire per tutto il tempo uno stesso giocatore. Nei campi più grandi come quelli dove ci alleniamo tutto l’anno», conclude Salzarulo, «per realizzare le riprse dall’alto usiamo “telecamere tattiche” installate sulle tribune».

CHI DORME, VINCE
Droni, telecamere tattiche, oltre a esercitazioni con gps e accelerometri, sono il pane quotidiano pure per i calciatori dello Swansea City, la squadra (gallese) del campionato  inglese  di  Premier  League,  che  ha  addirittura  uno staff di esperti in ”scienza dello sport” che non lasciano nulla al caso. Le prestazioni dei calciatori sono analizzate, pure qui, con i gps, e i dati ottenuti vengono usati per scoprire se qualcuno tira indietro la gamba e per disegnare programmi  di  allenamento  personalizzati,  oltre  che  per ridurre il rischio di infortuni. A proposito, per prevenire le lesioni dei muscoli flessori della coscia (un inconveniente diffuso tra i calciatori), dall’Australia è stata importata una macchina non ancora in commercio (Nord Bord) che consente di eseguire esercizi che rinforzano le gambe degli atleti in modo pressoché simmetrico: è stato infatti ipotizzato che proprio uno squilibrio di forze nei due arti inferiori possa predisporre a questo genere di infortunio. E persino il riposo, nei calciatori, viene studiato al microscopio: «Per ottenere il massimo sul campo», sostiene Johnny  Northeast,  capo  degli  “scienziati”  della  squadra, «è necessario che gli atleti dormano bene. Per questo facciamo indossare loro dei braccialetti-sensore per monitorare la qualità del sonno». Durante la preparazione al campionato, la società ha addirittura messo a disposizione dei suoi calciatori 30 snoozebox: si tratta di ”mini hotel portatili” (ricavati da container rimessi a nuovo) dotati di letto e doccia, per l’occasione installati direttamente sul campo, in modo da consentire al team - mancando un albergo nei dintorni - di fare il pisolino tra la sessione del mattino e quella pomeridiana. Quali i frutti di tali spiegamenti di forze? Lo Swansea, per esempio, naviga a metà classifica di Premier League, ma pur sempre dietro le “grandi”; in Germania il Borussia continua a inseguire gli storici rivali del Bayern, mentre l’Hoffenheim, nonostante Footbonaut, annaspa a fondo classifica. Perchè scienziati e tecnologi saranno pure utili, ma forse per vincere servono ancora i campioni.

Roberto Graziosi







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