Concentrarsi, che fatica!

Per i ragazzi è sempre più difficile focalizzare l’attenzione su un solo stimolo. Ecco qualche suggerimento per aiutarli a sviluppare una maggiore capacità di concentrazione.

La difficoltà di concentrazione appare oggi una delle problematiche maggiori presentate dai bambini, non solo nei contesti scolastici. A scuola e a casa, prestare attenzione continua mentre si svolge un’attività può sembrare a volte complesso per i ragazzi. Capire meglio cosa c’è dietro questo problema e cosa si può fare per evitarlo è un buon punto di partenza per migliorare le cose. Troppi stimoli? I “nativi digitali” hanno acquisito la capacità di svolgere più attività contemporaneamente, soprattutto usando gli strumenti tecnologici: riescono a inviare messaggi, navigare su internet e giocare alla Playstation nello stesso momento, con una facilità a volte disarmante per gli adulti che li osservano. Eppure, questi stessi bambini sono sempre più in difficoltà quando si chiede loro di focalizzare l’attenzione su un solo stimolo, che siano in classe ad ascoltare l’insegnante o a casa nel tentativo di svolgere un compito a loro assegnato. La mente vaga, e sembra davvero impossibile riportarla al “momento presente”; a volte pare che la frustrazione derivante dal dover veicolare l’attenzione a un solo oggetto di osservazione sia così grande da impedire ai ragazzi di svolgere adeguatamente singoli compiti per un periodo di tempo prolungato. Anche per questo sono sempre di più le difficoltà di apprendimento e i comportamenti disturbanti in classe, pure senza arrivare a scomodare i veri e propri disturbi dell’età evolutiva.
Ai troppi stimoli esterni, si aggiunge spesso la difficoltà degli adulti di porre delle regole rigide di comportamento: troppe volte si tende a lasciar correre o a lasciare che i bambini abbandonino anzitempo compiti considerati troppo difficili o troppo complicati per loro, insegnandogli in questo modo a non affrontare la frustrazione, la fatica, e a non utilizzare una qualità fondamentale come la perseveranza.

 

Come aiutare i ragazzi
Quali sono le azioni che possono essere utilizzate per aiutare i ragazzi a sviluppare una migliore capacità di concentrazione?

- Eliminare tutti gli stimoli distraenti: smartphone e giochi potranno essere usati alla fine dei compiti, e solo come rinforzo dinamico (“se ti sei impegnato, potrai usarli”).

- Fare delle pause: un bambino è in grado di concentrarsi bene solo quando ha la possibilità di “staccare” e riposarsi, perciò è importante prevedere brevi pause di qualche minuto ogni mezz’ora di studio o di attenzione.

- Trovare il momento migliore per studiare o fare i compiti: ogni bambino ha attitudini diverse e può essere importante cercare di scoprirle insieme a lui. Tuttavia, è molto importante ricordare che la concentrazione necessita di energie fisiche e mentali, e che dunque fare attività troppo faticose prima di studiare o di fare i compiti potrebbe risultare controproducente.

- Aiutare il bambino a rendere lo studio o i compiti interessanti: può essere difficile imparare le cose semplicemente a memoria, oltre che piuttosto inutile da un punto di vista di crescita individuale. È importante aiutare il bambino a legare i concetti studiati o esercitati con la propria vita quotidiana, in modo che riesca a comprenderne l’importanza e l’utilità, migliorando la memorizzazione.

- Non avere fretta: se un bambino fatica a concentrarsi, può essere utile allenare la concentrazione, iniziando con periodi brevi, allungando i tempi di volta in volta e ricordando di rinforzare tutti i miglioramenti ottenuti.

- Utilizzare contesti differenti nei quali rafforzare la capacità di concentrazione: oltre allo studio e ai compiti, può essere utile fare giochi, soprattutto “sociali”, che richiedano un certo livello di attenzione per essere appresi e successivamente eseguiti. In questo modo i bambini imparano quanto la concentrazione sia fondamentale per affrontare adeguatamente molti aspetti della loro vita.

 

Il disturbo dell’attenzione
A volte una difficoltà marcata di concentrarsi e di prestare attenzione durante una lezione, un compito o una qualunque attività che richieda un impegno cognitivo, può essere il sintomo di un disturbo evolutivo definito ADHD, disturbo dell’attenzione con iperattività. I bambini che presentano questo disturbo si mostrano continuamente agitati, non riescono a rimanere fermi, non riescono a stare seduti al posto quando sono in classe, danno spesso fastidio ai compagni e non riescono a svolgere i compiti a loro assegnati. Quando si sospetta che un bambino presenti questo problema è molto importante cercare aiuto rapidamente: l’ADHD non è un disturbo marginale che si risolve con l’età e può portare a disagi relazionali e a problemi importanti di autostima e di adattamento sociale. Fortunatamente, oggi la terapia cognitivo comportamentale permette di raggiungere buoni risultati.

 

La mindfulness nei bambini
Una delle terapie oggi maggiormente utilizzate per affrontare la “rimuginazione” nell’adulto è la cosiddetta mindfulness, un percorso attraverso il quale apprendere una forma accogliente e non giudicante di consapevolezza del presente. I pensieri attraversano continuamente la nostra mente ed essa è normalmente portata a seguirli, nel tentativo di controllarli, “risolvendo” le preoccupazioni. Imparare a lasciar andare i pensieri, qualunque ne siano i contenuti, è il fulcro centrale del percorso di mindfulness. Per questo può essere uno strumento efficace anche nell’aiutare i bambini con difficoltà di attenzione: essi possono apprendere a guardare tutti i loro pensieri come se fossero semplici “film mentali” che scorrono su uno schermo bianco, tornando ogni volta al focus d’attenzione scelto, sia esso un compito, un film o un gioco.

 

Per informazioni sulla mindfulness consultare www.ipercorsidellamente.it







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